Imprenditori stranieri raddoppiati «Oggi danno lavoro ai milanesi»

Boom di ditte individuali: in provincia sono 18mila. Gli egiziani i più attivi, un’impresa su 5 è in mano a una donna

Giovanni Buzzatti

«In cinque anni sono raddoppiati. E oggi danno lavoro a molti italiani» spiega la Camera di commercio. Che snocciola i dati: gli imprenditori extracomunitari titolari di ditte individuali in provincia sono 18.247. E quasi una su cinque (17 per cento) ha a capo una donna. I più attivi sono gli egiziani, seguiti da cinesi e romeni. Non basta. «Tra gli artigiani, la presenza di imprenditori stranieri è ancora maggiore - aggiunge Marco Accornero della Camera di commercio-. Grazie a loro possiamo salvare mestieri in declino, come il sarto o l’orafo».
L’occasione per fare il punto sull’imprenditoria straniera a Milano è il convegno organizzato dall’Ismu, l’Istituto che si occupa di multiculturalità. Docenti ed esperti hanno discusso dei rapporti che gli immigrati mantengono col Paese d’origine. «Ero convinto di trasferirmi in Europa dopo il diploma, poi il nostro governo ha promesso aiuti a chi apriva un’impresa e sono diventato un imprenditore nella mia terra» racconta dal banco dei relatori Rachid Chtourou, tunisino. E rivolge un invito alle migliaia di connazionali che lavorano a Milano: «Chi rientra in patria è trattato come gli investitori stranieri, può avere il terreno gratis, sgravi fiscali e prestiti agevolati per aprire un’impresa». Laura Zanfrini, docente della Cattolica ed esperta della Fondazione Ismu, spiega che non esistono dati certi sui rientri degli immigrati: «Non sono molti, questo è sicuro. Sugli stranieri che decidono di creare un’impresa qui, possiamo dire invece due cose: ci riescono più facilmente dopo aver risolto ogni problema di regolarizzazione; quanto alle soddisfazioni economiche, poi, sappiamo che guadagnano meno degli imprenditori italiani ma più degli italiani che imprenditori non sono».
I «cumenda» con gli occhi a mandorla e di lingua araba prediligono il commercio - quasi un’impresa su tre è intestata a uno straniero - e l’edilizia. Le donne prediligono invece i servizi alla persona. «Non dimentichiamo che Milano e l’Italia sono stati “fatti” anche dagli imprenditori stranieri - ricorda Robi Ronza, consulente per le Relazioni internazionali della Regione ed editorialista del Giornale-. Grosse imprese milanesi si chiamano Hoepli, Sperling e Kupfer». E sulla possibilità per gli immigrati di tornare in patria per fare gli imprenditori, conclude: «Esistono fondi e agevolazioni. Ma resta una cosa difficile, come lo era per i meridionali arrivati a Milano nel Dopoguerra».