Imprenditoria bancaria

La vicenda Telecom si è chiusa nel migliore dei modi con quell'accordo con gli spagnoli secondo la strategia già messa a punto da Tronchetti Provera e contrastata da Guido Rossi. Per come si era messa poteva accadere di tutto mettendo in crisi un'azienda seria e tecnologicamente avanzata. Alcune considerazioni, però, vanno fatte con coraggio e senso di verità. Innanzitutto una soddisfazione. L'allarme che lanciamo da oltre 10 anni da queste colonne sul processo di colonizzazione del nostro Paese con l'avvio delle cervellotiche privatizzazioni degli anni Novanta finalmente ha colto il segno. Il valore dell'italianità, è stato, infatti, quasi da tutti riconosciuto nel suo dato economico e politico e questo lascia ben sperare per il futuro. Detto questo, però, sulla vicenda Telecom pesano ancora molte contraddizioni.
L'italianità della nostra compagnia telefonica era già garantita da un'azionista di riferimento industriale come Pirelli, un marchio e una tradizione internazionale di tutto rispetto. Chi e perché ha brigato perché Pirelli e quindi Tronchetti Provera uscisse dalla Telecom? Si dice che era necessario fare un aumento di capitale, quanto meno in Olimpia, per avere una diversa e più sommessa politica dei dividendi in Telecom e favorire così ulteriori investimenti. Anche se il livello di questi ultimi in Telecom era stato tra i più alti d'Europa in questi anni, può darsi che fosse davvero necessario questo aumento di capitale. Perché il sistema bancario non lo ha sollecitato e sostenuto? Anzi, pochi mesi prima Intesa e Unicredito sono usciti da Olimpia appesantendo i conti della Pirelli che non ha esitato a vendere il 39% di Pirelli Tyre per onorare gli impegni. Quei soldi potevano benissimo essere spesi per un aumento di capitale e abbattere così il debito di Olimpia e ridurre, conseguentemente, i dividendi di Telecom piuttosto che far incassare una ricca plusvalenza ad Unicredito ed Intesa. La cosa è tanto più incomprensibile dal momento che poi questi due grandi gruppi bancari si sono dati da fare direttamente e attraverso Mediobanca per sostituire Tronchetti Provera e la Pirelli nel ruolo di azionista di riferimento della Telecom.
In attesa di altre spiegazioni dobbiamo ritenere che l'uscita prima e il reingresso poi in Olimpia di Intesa e Mediobanca-Unicredito aveva il solo scopo di allontanare dalla Telecom Tronchetti Provera e la sua Pirelli. La cosa è incomprensibile ed inquietante vista la fame che abbiamo di imprenditori disponibili ad impegnarsi nelle grandi aziende con tecnologia avanzata. Probabilmente avranno giocato questioni di puro potere visto che alla fine del giro abbiamo sostituito un imprenditore italiano con un gruppo di banche e un socio industriale spagnolo. E qui veniamo ad un altro tema scottante della nostra economia, la sua eccessiva finanziarizzazione. I tre maggiori gruppi bancari, Intesa-S.Paolo, Unicredito e Capitalia, nel loro intrecciarsi in Mediobanca e in alcuni gruppi industriali, di fatto controllano oltre che parte rilevante del credito bancario anche parte importante della finanza assicurativa (Generali-Toro), la più grande azienda manifatturiera (la Fiat), la più grande azienda dei servizi (Telecom) e il più grande gruppo editoriale (Rcs-Corriere della Sera) con un potenziale di fuoco e di potere che in un Paese come il nostro politicamente debole rappresenta oggettivamente un rischio eccessivo.
Questo non vuol dire che i grandi istituti di credito non debbano perseguire gli obiettivi di crescita e di stabilità della nostra economia. Si tratta, piuttosto, di avere un diverso equilibrio nella struttura finanziaria della nostra economia per battere il germe dell'autoreferenzialità, separare nettamente la proprietà dei grandi gruppi editoriali dalle banche e rilanciare una più ampia concorrenza tra i protagonisti dei mercati finanziari. In questa direzione i fondi pensione sono uno strumento strategico e il loro mancato decollo può aggiungere guasti inenarrabili nella stessa struttura democratica del Paese. Può sembrare un'esagerazione la nostra ma il tema del rapporto tra finanza, informazione e politica e più in generale tra sviluppo, globalizzazione e democrazia è tremendamente attuale. Molto più di quanto si possa pensare. E la vicenda Telecom ne è stata una spia fin troppo eloquente.
Geronimo