Impresa, corsia preferenziale per l’integrazione

Imprenditori si diventa. E a sfogliare il report Unioncamere, elaborato sui dati raccolti, tra aprile e giugno, dal registro delle imprese di Infocamere, la palma dei più audaci spetta agli immigrati. Che, in appena tre mesi, hanno lanciato quasi 11mila società individuali ex novo, la maggior parte delle quali, ancora una volta, in Lombardia e, in particolare, a Milano. Quella dei padroncini si conferma la corsia preferenziale per l’integrazione di migliaia di stranieri che ogni anno scelgono il nostro Paese per trasferirsi. Si tratta perlopiù di micro-aziende di costruzioni, attività di commercio o artigianali i cui introiti difficilmente raggiungono cifre milionarie, ma sono pur sempre realtà vivaci che creano posti di lavoro. Per gli stranieri, certo, ma anche per gli italiani. Ed è proprio questo il punto: stando a un sondaggio recente di Makno, commissionato dal Viminale, il tradizionale pregiudizio dei nostri connazionali nei confronti degli immigrati si sta attutendo. Appena il 7,9% degli intervistati, infatti, ha parlato di «emergenza immigrazione». Per gli altri i problemi da risolvere sono altri. A cominciare dalla disoccupazione, dal caro-prezzi, dall’assistenza sanitaria e quant’altro. Che sia merito anche degli imprenditori «extra» della porta accanto? Il dubbio c’è; così come la speranza che si possa instaurare un dialogo con chi ha tutta l’intenzione di mettere radici in Italia accettando i nostri usi e costumi. È sempre Makno a confermarlo: un immigrato su due vorrebbe avere la cittadinanza italiana. Come dire, per loro il futuro è qui.