«Imprese, adottate un ricercatore»

Più di 3.000 ditte hanno ricevuto l’invito. Fra i promotori, anche Aem e Siemens

La faccia - nel vero senso della parola - ce l’hanno messa Giuliano Zuccoli, presidente dell’Aem, e Vittorio Rossi, numero uno della Siemens. Il messaggio? «Le idee vanno sostenute», si legge a fianco alla loro foto stampata su giornali e volantini. Segue l’invito, rivolto a tutte le imprese lombarde: «Adottate un ricercatore».
La campagna è stata lanciata dalla Fondazione Politecnico, ente voluto dall’ateneo insieme a Regione, Camera di commercio e alcune grandi imprese (come Pirelli, Aem) per rafforzare i legami tra mondo della ricerca e aziende. Più di 3mila lettere sono partite in questi giorni, dirette agli imprenditori milanesi. «Ripercorra per un attimo la sua vita lavorativa - si legge -. Sicuramente le torneranno in mente tantissime idee che non è riuscito a sviluppare e che, dopo poco tempo, qualcun altro ha tradotto in nuovi prodotti». Da qui l’invito ad «adottare un ricercatore del Politecnico che collaborerà a realizzare un progetto di innovazione».
«Agli imprenditori diciamo: l’università può aiutarti a risolvere un tuo specifico problema», racconta Giampio Bracchi, presidente della Fondazione oltre che docente dell’ateneo -. La ricerca costa, richiede strutture che molte piccole e medie aziende non hanno. Ma senza di essa non c’è sviluppo, non si regge alla concorrenza». E aggiunge: «Si tratta della prima raccolta fondi del genere per la ricerca e la tecnologia fatta in Italia. C’è da cambiare una mentalità e per riuscirci abbiamo chiesto aiuto a due ex studenti del Politecnico come Zuccoli e Rossi».
Al numero verde della Fondazione (800.199.848) sono arrivate le prime telefonate. «L’adozione del ricercatore è solo una delle possibilità - continua Bracchi -. Le grandi industrie possono entrare nella Fondazione. Negli ultimi anni abbiamo assistito anche duecento piccole imprese che non potevano pagare un ricercatore esterno». L’adozione prevede infatti che l’azienda paghi lo stipendio del giovane ingegnere che in cambio si dedicherà esclusivamente allo sviluppo del progetto per l’impresa, usando laboratori e competenze del Politecnico. Ma quanto soldi servono? Un’azienda comasca ci ha investito 45mila euro in tre anni. «Era un accordo diverso, ma serve a dare l’idea», spiega la Fondazione. Alla giovane ingegnere, impegnata in un dottorato di ricerca, andavano 900 euro al mese.
Il progetto, per questo, sembra adattarsi meglio alle medie imprese. Luigi Zucco è il presidente della Imit, azienda di Castelletto Ticino, che nei giorni scorsi ha chiamato il numero verde. «Ci piacerebbe adottare un ricercatore, stiamo vedendo se è possibile - spiega l’imprenditore novarese-. Abbiamo un’idea che il nostro ufficio ricerca e sviluppo non ha il tempo per seguire. La ricerca costa, dobbiamo capire se l’innovazione è valida e si può applicare a nostri prodotti, componenti per impianti a gas. Dal ricercatore del Politecnico aspettiamo queste risposte».
Chi scommette sulla ricerca spesso vince. «Siamo vicini ad applicare la nostra idea - racconta Giorgio Pastorino, amministratore delegato della Peltech, vicino a Lecco-. Da due anni ci lavora un dottorando di ricerca, in base a un accordo fatto con il Politecnico. L’idea? Volevamo applicare una tecnologia innovativa (usata finora in campo spaziale, militare o in sofisticati apparecchiature scientifiche) a beni più di consumo. Studi del genere non erano mai stati fatti in Italia».