Imprese artigiane in difficoltà Chiudono più di quante aprano

Imprese artigiane in difficoltà: quasi centomila miniaziende hanno chiuso nei primi nove mesi del 2009. Nello stesso periodo di tempo ne sono nate poco più di 84mila: il saldo finale è dunque negativo, con oltre 12mila imprese in meno. Sono i numeri elaborati dalla Cgia di Mestre, che mette anche in rilievo il contrasto tra il settore dell’artigianato e il resto del «sistema Paese»: sul totale delle imprese, infatti, il saldo attivo (dato appunto dalla differenza tra iscrizioni e chiusure) nello stesso periodo è positivo per oltre 15mila unità. «È un momento difficile – dichiara Giuseppe Bortolussi segretario dell’organizzazione di Mestre – e molti piccoli artigiani hanno deciso di gettare la spugna. Sono soprattutto i marginali, quelli che in questi anni hanno subito la concorrenza sleale dei produttori dei Paesi emergenti e coloro che già in pensione da qualche anno hanno deciso di chiudere il laboratorio. Un quadro, quello dell’artigianato, in controtendenza rispetto al dato totale nazionale che deve farci riflettere perché corriamo il forte rischio che queste chiusure alimentino l’esercito di lavoratori in nero pronti a danneggiare ulteriormente quegli artigiani che con grande fatica continuano a tener duro e a misurarsi con le difficoltà quotidiane».
A livello territoriale la situazione è particolarmente negativa in Veneto e in Emilia Romagna, entrambe con un saldo negativo superiore a duemila unità. Solo la Valle d’Aosta, tra tutte le regioni d’Italia, presenta un saldo positivo, pari a 31 aperture in più rispetto alle chiusure.
Per quanto riguarda invece i settori produttivi, secondo l’elaborazione della Cgia di Mestre hanno risentito più degli altri della crisi in atto il commercio (fioristi, bar-pasticcerie, ottici, fotografi, orafi, orologiai) con un saldo negativo di 3.224, le costruzioni (ovvero edili e affini e dipintori) con un segno meno pari a 2.767 e i trasportatori con un saldo negativo di 2.334. Male anche il settore della lavorazione del metallo (-2.012), dei mobili e legno (saldo pari a -1.504) e del tessile (-1.342). Solo i settori dei servizi hanno registrato una differenza in positivo tra «nascite» e «morti». Sono i servizi alla persona (parrucchieri ed estetiste) con un saldo attivo di 1.595 unità e quelli alle imprese (+ 863 le aperture).