Imprese a caccia nelle università Neolaureati bravi? Meglio «buoni»

L’esperto: «Sono importanti le esperienze di volontariato»

Non solo bravi. Le aziende cercano giovani che siano anche «buoni». Laurearsi in tempo e con un buon voto è importante, ma lo è anche coltivare passioni, fare del volontariato. A spiegarlo è chi, nelle grandi imprese, seleziona i neolaureati per stage e assunzioni. La scorsa settimana sono arrivati alla Bocconi per una giornata delle professioni (Bocconi&Jobs) riservata a iscritti e neolaureati. «Così aiutiamo i ragazzi a stabilire un contatto con le aziende e ottenere, magari, uno stage», racconta Isabelle Ihuillier, responsabile dell’iniziativa, mentre cammina tra gli stand colorati delle imprese. Ne sono arrivate più di 50, dalla Coca-Cola a Mediobanca, da Google a General Electric. Disposte a raccogliere i curriculum dei 2mila bocconiani e spiegare loro che cosa si cerca, oggi, in un giovane.
«Il primo consiglio è: abbiate ben chiaro quello volete fare, quali sono le vostre competenze, e ditecelo», racconta Carlo Colombo, specialista delle risorse umane di Banca Intesa. «Il giovane deve essere motivato - aggiunge -. Se conta di più il voto di laurea o l’averla conseguita nei tempi previsti? Meglio farcela nei tempi previsti. Ma anche il punteggio ha il suo peso: in alcuni casi deve essere dal 100 in su, se cerchiamo i “talenti” si parte invece da 105».
Ci sono poi i dubbi sul 3+2, il modello di laurea triennale alla quale può seguire quella specialistica. «È presto per capire pregi e difetti dei laureati triennali - continua Colombo -. Inizieremo a inserirli in buon numero alla fine di quest’anno. Un consiglio, però, posso darlo subito agli universitari: meglio scegliere un +2 “in linea” con la laurea triennale. A volte sono slegati, il ragazzo matura conoscenze in campi diversi, ma questo va a scapito della profondità».
Arrivare da un’università «stimata» conta. «Nel curriculum però non guardiamo solo i dati accademici - spiegano allo stand della Shell, la compagnia petrolifera -. Guardiamo anche alle competenze raggiunte coltivando passioni o interessi, dallo sport alla cultura, dal volontariato ai soggiorni all’estero». Tutte cose che vanno scritte nel curriculum «e spiegate senza timore di apparire immodesti», racconta una manager del gruppo in inglese. «Bisogna sapersi valorizzare, spiegare nel dettaglio le esperienze fatte». Nulla va trascurato quando si contatta un’azienda. «A volte - raccontano sempre alla Shell - i ragazzi compilano con poca attenzione il questionario nel nostro sito internet, il primo contatto con l’azienda».
In molti stand (e aziende) l’inglese è lingua di lavoro. «I ragazzi, qui, lo parlano bene - spiega Emma Lee di Google -. Da noi lavorano persone laureate in discipline diverse, dall'Economia a Lettere, Filosofia, Scienze politiche. Per tutti, però, la conoscenza dell'inglese è essenziale».