Imprese, crolla la fiducia: pil Ocse 2009 -4,3%

Nel 2009 i Paesi Ocse accusano una contrazione del 4,3%. Il 2010 si profila con un
andamento "prevalentemente piatto". Male anche l'occupazione: bruciati 25 milioni di posti. La riluttanza delle banche a far affluire
credito alle pmi costringerà 200mila imprese sane a uscire dal mercato

Roma - Quest’anno l’insieme dell’area dei 30 paesi dell’Ocse accuserà una contrazione economica del 4,3 per cento in termini di pil, mentre il 2010 si profila con un andamento "prevalentemente piatto" della crescita. A lanciare l'allarme è il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria, anticipando oggi durante il vertice del G8 del Lavoro a Roma le previsioni aggiornate che lo stesso ente parigino pubblicherà domani. Per il mercato del lavoro si profilano tassi di disoccupazione "vicini al 10 per cento nel 2010, questo significa 25 milioni di persone" senza lavoro in più "solo nell’Ocse".

Crolla il pil europeo I Paesi dell’area Ocse potrebbero perdere nel 2009 il 4,3% del pil. Gurria ha sottolineato che l’economia nel 2010 sarà "prevalentemente piatta" e che le previsioni sono "un po' più pessimistiche di quelle di qualche settimana fa". A proposito dell’occupazione, Gurria ha ribadito i dati diffusi ieri secondo i quali nell’area Ocse la disoccupazione dovrebbe avvicinarsi al 10% nel 2010 per la maggior parte dei Paesi "praticamente senza eccezioni". "Questo significa - ha concluso - circa 25 milioni di disoccupati in più solo nell’area". Dal fronte delle pmi, invece, l’incaricata per le piccole e medie imprese della Commissione europea, Francoise Le Bail, lancia l'allarme: "Saranno 200mila le imprese insolventi in Europa quest’anno". Secondo l’esecutivo Ue, infatti, la riluttanza delle banche a far affluire credito alle piccole e medie imprese costringerà migliaia di imprese sane a uscire dal mercato.

Cala la fiducia di imprese e consumatori Calo record a marzo 2009 per gli indici della Commissione Ue (Esi e Bci) che misurano la fiducia e il clima imprenditoriale europei. Gli indici sono precipitati al livello più basso dal gennaio 1985. L’indicatore che misura il sentimento economico (Esi) è calato di 0,6 punti nella Ue e di 0,7 punti nella zona dell’euro, attestandosi rispettivamente a 60,3 e a 64,6 il livello più basso registrato dal 1985. Rispetto ai mesi precedenti, l’andamento del calo è però meno accentuato, rileva Bruxelles. Andamento in negativo anche per l’indice Bci (business climate indicator). Tutti i cinque elementi che compongono l’indice sono deteriorati. In particolare, sono peggiorate le aspettative di produzione nella zona dell’euro. "Il crollo ai livelli più bassi dal gennaio 1985 indica un altro risultato negativo per la produzione industriale a febbraio, dopo la caduta record di gennaio". Secondo Bruxelles, "i livelli attuali (dell’indice Bci) suggeriscono che la produzione industriale a marzo rimarrà chiaramente controllata".

Berlusconi: "Italia fuori prima dalla crisi" "L’Italia, sia per la solidità del suo sistema bancario, sia per la propensione degli italiani al risparmio, si trova in condizioni meno gravi di altri, e con migliori prospettive di uscire prima dalla crisi". In un’intervista all’agenzia russa Ria-Novosti, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha spiegato che il governo ha "voluto caratterizzare i nostri provvedimenti come un sostegno non esclusivamente alle banche, ma all’economia reale". "Il nostro governo si è concentrato sullo stimolo all’economia per favorire la ripresa, e su una serie di misure che mirano ad aiutare i nostri concittadini più deboli - ha continuato il premier - in tutto, abbiamo sbloccato fondi per quasi 56 miliardi di euro, pari a 3 punti e tre quarti di Pil, per rimettere in moto l’economia con il rilancio delle grandi opere, l’appoggio attraverso gli ammortizzatori sociali ai lavoratori che perdono il lavoro, l’aiuto alle famiglie più povere, il sostegno ai consumi".