Le imprese lombarde sono ancora le più ottimiste

Studio della Fondazione Fiera: nei settori della moda e della meccanica approccio positivo e investimenti <br />

Innovazione contro la crisi. Investire nello sviluppo, nella collaborazioni con enti e studi di ricerca e in personale a caccia di nuove tendenze. È la ricetta delle piccole e piccolissime imprese lombarde per superare la situazione certamente non favorevole dell’economia. La locomotiva d’Italia non si arrende, ma rilancia. È il quadro disegnato dall’Osservatorio economico territoriale della Fondazione Fiera Milano, che dal 2000 raccoglie interviste a campione a diecimila aziende dei settori meccanica strumentale, moda e arredamento che espongono (o visitano) le circa 40 esposizioni dedicate a loro nei 365 giorni, sparse tra la sede del Portello e quello di Rho-Pero. Raccoglie le variazioni degli investimenti e della fiducia nel mercato, a partire da indicatori semplici come fatturato, investimenti e nuovo personale. Si è concentrato solo su 1.100 imprese espositrici (quasi l’80 per cento con meno di 50 dipendenti) il primo focus lombardo, che punta l’occhio agli ultimi tre mesi del 2008, che più hanno risentito della congiuntura negativa. «L’imprenditore lombardo - sintetizza il presidente della Fondazione Fiera, Luigi Roth - è più critico nei confronti del sistema economico nazionale, ma ha un atteggiamento positivo, il dato è in leggero calo rispetto al 2007 ma la quota di aziende che vede il futuro con fiducia è sempre maggiore rispetto alla quota delle pessimiste». Una carica che si chiama investimento nell’innovazione, «soprattutto nel settore della moda e della meccanica». Meno esaltante invece il dato che riguarda l’arredamento.
La direttrice dell’Osservatorio, Enrica Baccini, fa presente che i tre settori sotto esame sono tra i più tradizionali del made in Italy «eppure tra quelli che più credono e investono capitali nello sviluppo di tecniche nuove». Le aziende lombarde, che producono il 21 per cento del Pil, avevano pronosticato già nel 2007 la crisi che sarebbe arrivata l’anno dopo. Lo studio segnala in genere un calo di ottimismo nel futuro dell’economia italiana, al minimo storico per il primo trimestre del 2009, e proprio i lombardi sono i meno fiduciosi. Eppure: contano su sé stessi, come se ci fosse una distanza tra il loro impegno e il sistema politico ed economico del Paese. Dunque: prosegue l’investimento nell’innovazione. Solo nella meccanica, l’aumento passa dallo 0,3% tra 2005 e 2006 allo 0,5 nel 2007-2008.