Le imprese prodiane mollano i democratici: "Subito il piano casa"

Il distretto della ceramica di Sassuolo, storico bacino elettorale del
Professore, si ribella: "Le giunte rosse
ostacolano lo sviluppo"

Roma È da sempre considerato il distretto industriale «di Romano Prodi». La «Ferrari della ceramica», dimostrazione plastica, insieme al Cavallino rampante, che il privato può prosperare anche nelle regioni governate dalla sinistra.

L’ex premier e fondatore dell’Ulivo nel 1966, quando era solo un giovane economista, gli dedicò un primo libro («Il modello dello sviluppo di un settore in rapida crescita: l’industria della ceramica per l’edilizia») e, da allora, il sodalizio con le piastrelle di Sassuolo è continuato senza intoppi. Pubblicazioni, articoli e poi, quando il Professore è andato al governo, leggi studiate avendo in mente le esigenze di quella eccellenza emiliana.

Che oggi, però, volge lo sguardo verso il centrodestra. Il «miracolo» l’ha fatto la concorrenza cinese e la crisi economica. Il distretto delle piastrelle, insieme a tutto il settore, è uscito allo scoperto per chiedere l’attuazione del Piano casa del governo Berlusconi. Richiesta fatta in polemica con le regioni rosse che non hanno applicato la prima versione o l’hanno boicottato. Confindustria ceramica, per fare capire che questa volta sarebbe meglio mettere da parte le ragioni della politica, ha organizzato un convegno direttamente a Sassuolo, capitale del distretto.

Scelta non casuale e non solo perché l’80% della produzione viene dal lì. Il fatto è che il settore che più sta a cuore al fondatore dell’Ulivo non ne può più di quegli amministratori locali, tutti del Pd, che non hanno applicato il piano o lo hanno fatto fallire.
Giunte di centrosinistra, con in testa - per un paradosso della politica italiana - quella che governa la regione dove si trova il distretto e che quindi tocca con mano gli effetti della crisi: alcune migliaia di persone fuori dalle fabbriche, tra cassa integrazione e contratti di solidarietà.

L’appello del presidente di Confindustria Ceramica Franco Manfredini è chiaro: il piano casa «è un provvedimento che non costa niente allo Stato e che è necessario venga applicato con la massima concretezza in tutti i settori che risentono della crisi dell’edilizia. Non possiamo più permetterci il lusso di dividerci in sterili polemiche politiche su interventi come questi, così importanti ed urgenti per l’interesse collettivo».

Richiesta caduta nel vuoto. L’assessore regionale alle Attività produttive, il pd Gian Carlo Muzzarelli, ha detto che la crisi va affrontata, ma ha glissato sul piano casa, puntando sulla «rigenerazione urbana» delle città «nel segno della bioarchitettura e dei materiali sostenibili».

Risposta che non basta agli industriali. «Mi sembra - è il commento di Manfredini - che abbiano messo l’accento sul controllo, sulla programmazione. Insomma sui lacci che hanno reso difficile l’attuazione del primo piano casa».

Il fatto è che il piano servirebbe a fare ripartire il mercato interno. La produzione italiana di piastrelle arriva per l’80% dal distretto sassolese. Il 30% resta in Italia, il resto va all’estero. «Le esportazioni sono riprese, ma il mercato interno è ancora debole», spiega il presidente di Confindustria ceramica. «Il piano casa aiuterebbe a fare ripartire anche quello». È in crisi tutto il distretto? «No», assicura Manfredini, sicuro che le imprese siano ancora forti e competitive.

Stessa tesi che un paio di anni fa espose Romano Prodi in una lettera a Repubblica in risposta a un’inchiesta dove si dava per morto il distretto di Sassuolo. L’esponente del centrosinistra spiegò che non era vero. Ma disse che per fare ripartire al meglio la ceramica sarebbe servita «un’azione forte e coordinata delle istituzioni pubbliche». Esattamente quello che chiede oggi il «suo» distretto, per fare recepire il piano casa del governo di centrodestra. Chissà se il Professore è d’accordo.