Imprese, a Roma crescita-record E Veltroni si prende tutti i meriti

Roma in vetta alla classifica nazionale per crescita delle imprese. Turismo ed edilizia, ma anche ricerca e cultura, i settori più dinamici. I dati, diffusi ieri mattina da Unioncamere, sono stati commentati nel pomeriggio dal sindaco Walter Veltroni. «L’inchiesta di Unioncamere è la migliore testimonianza della validità del modello Roma - ha affermato il sindaco -. Il tasso netto di crescita delle imprese è nella nostra città del 2,7 per cento, contro la media in Italia dello 0,75 per cento. Il che significa che Roma cresce tre volte e mezza la media nazionale».
Nel 2007 sono nate a Roma 33.690 nuove imprese, con un saldo di quasi 11mila unità in più rispetto all’anno precedente. I settori più in crescita sono quelli legati all’informatica, alla ricerca e alle attività immobiliari, che complessivamente salgono del 7,9 per cento. Seguono le telecomunicazioni (+6,17), l’edilizia (+5,72), alberghi e ristoranti (+3,8). Dal 2003 ad oggi le imprese registrate nella capitale sono cresciute da 387.828 a 421.107 unità. Nel 2007 l’imprenditoria romana con un tasso di crescita del 2,68 per cento si classifica prima fra tutte le grandi città italiane, staccando Milano (+1,40 per cento) e Torino (+1,32). «Se ce l’abbiamo fatta a Roma, ce la può fare anche il resto d’Italia», la conclusione di stampo elettorale di Veltroni.
A spegnere gli entusiasmi veltroniani ci ha pensato l’opposizione. «Il boom delle imprese immobiliari - commenta il capogruppo capitolino di An, Marco Marsilio - penalizza tante famiglie che non ce la fanno a comprare casa o pagare il mutuo, visto che i prezzi del mattone salgono ogni anno del 10 per cento». «Ancora una volta Veltroni confonde l’immagine e la realtà, il modello Roma è fallito e non sono i dati Unioncamere che possono nascondere le piaghe che ha questa città», dice il capogruppo Udc Dino Gasperini. «Quello che ci lascia in eredità Veltroni non è il modello Roma, ma una capitale degradata nella quale alla crescita del Pil economico non corrisponde una crescita del Pil sociale», dice Francesco Giro, commissario di Roma di Fi.