Con gli impressionisti e la storia rinasce Genova

(...) commento. A partire dal fatto che è incredibile che si lamenti gente che prende milioni di euro per produrre film che portano poche decine di persone in sala.
Quindi, nemmeno io ho apprezzato completamente l’intervento di Borzani sul Secolo, peraltro - come lei nota giustamente - uno dei più seri ed equilibrati letti sull’argomento. Così come non mi ha fatto impazzire la serata con Concita De Gregorio, la deputata gay del Pd Paola Concia, la pasdaran finiana Flavia Perina e la prof di filosofia teocratica Nicia Vassallo. Poi, certo, si parlava di violenza sulle donne, tema su cui è sacrosanto indignarsi. Ma siamo certi che per parlare di violenza sulle donne sia necessario mettere in piedi un parterre tipo Annozero o Ballarò (con lo stesso equilibrio politico, peraltro)? Io ne sono meno certo di Borzani.
Ma, detto questo, occorre riconoscere che in questi giorni - grazie a Borzani e solo a Borzani - il Ducale è una delle capitali italiane della cultura, forse la Capitale. La mostra con al centro gli impressionisti con cui Marco Goldin, il re Mida dell’arte italiana, inizia la sua collaborazione con Genova, è uno straordinario esempio di come si possa uscire dal provincialismo che ha caratterizzato gran parte della gestione di Genova 2004 e volare davvero alto.
Soprattutto, Borzani ha dimostrato la capacità di rimanere Borzani anche di fronte a sua maestà Goldin. E già la prima giornata di oggi, con Gianni Mura che racconta i paesaggi mediterranei al Tour de France e Antonella Ruggiero e la Pfm che cantano De Andrè fra gli impressionisti (ma siamo proprio sicuri che per questa occasione non ci fosse altro che De Andrè?), è comunque un primo esempio di come si intendono qui le mostre.
Roba da vivere, non da guardare. Roba anche da apprezzare dal punto di vista economico: il Ducale, per la prima volta in Italia, ha pubblicato il bilancio sociale, in cui ogni mostra, conferenza e iniziativa viene passata ai raggi x: biglietti, paganti, risonanza sui media, gradimento del pubblico...
E, in questo quadro, lunedì riprendono le lezioni di storia di Genova della Fondazione Garrone, il punto più alto raggiunto dalla cultura divulgativa storica in città negli ultimi anni. Più alto anche dal punto di vista dell’afflusso del pubblico: la gente in coda sugli scaloni del Ducale è l’immagine più bella di un pubblico non cloroformizzato e non standardizzato. Diverso da quello della tivù. E non potrei fare complimento più bello: alle lezioni di storia di Laterza e della Feg, volute da Duccio Garrone e Paolo Corradi. E, soprattutto, al pubblico.