Impronte ai rom, Strasburgo boccia l'Italia Maroni non ci sta: "Indignato, andiamo avanti"

No del parlamento europeo alle impronte digitali. Passa la risoluzione che impone di attendere il parere della Commissione che si era già pronunciata in modo contrario. <a href="/a.pic1?ID=275119" target="_blank"><strong>Il ministro dell'Interno attacca: &quot;Basta con i campi rom peggio delle favelas&quot;</strong></a>

Bruxelles - Doppio affondo contro l'Italia. Prima il no del parlamento europeo al rinvio della votazione sulle misure italiane per il censimento delle impronte ai rom. Quindi la votazione della risoluzione che impone al governo di attendere il parere della Commissione che ha già definito la proposta Maroni "contraria alle leggi europee". Con 336 sì il parlamento europeo ha approvato la mozione per una risoluzione sul prelievo delle impronte rom in Italia: la risoluzione di Pse, Verdi, Liberaldemocratici e Sinistra europea sui Rom è passata con 336 sì, 220 no e 77 astenuti. Il testo chiede al governo italiano di attendere il parere della Commissione europea sulla misura, definita dalla risoluzione in contrasto con le norme Ue contro la discriminazione. In precedenza il Partito Popolare Europeo aveva chiesto il rinvio a settembre il voto sulla mozione sulle impronte rom. Richiesta respinta con 316 no.

Lettera di Barrot Le autorità italiane hanno inviato ieri una prima risposta alla nuova lettera della Commissione Ue per chiedere ulteriori chiarimenti sulla raccolta delle impronte digitali nei campi rom. Lo ha riferito il commissario Ue alla Giustizia, Jacques Barrot, all’europarlamento, indicando che la Commissione Ue è intenzionata a raccogliere "tutte le informazioni necessarie". Barrot ha spiegato che dopo il suo incontro col ministro dell’interno Roberto Maroni, lunedì a Cannes, ha chiesto ai suoi servizi di inviare un nuova lettera all’Italia, dopo quella del 3 luglio, per "avere conferma" delle informazioni avute nel colloquio per iscritto e per chiedere "ulteriori ulteriori precisazioni". Barrot ha spiegato che Maroni gli ha detto che il censimento serve per verificare l’accesso per gli abitanti dei campi nomadi alle prestazioni sociali«, che la raccolta di impronte digitali avviene solo nel caso in cui sia impossibile stabilire l’identità della persona e che per minori va preceduta dall’autorizzazione del giudice. Barrot ha riferito inoltre che il titolare del Viminale gli ha detto di aver chiesto di depennare il riferimento all’etnia e alla religione e che il governo ha chiesto l’Unicef un piano di scolarizzazione dei minori.

Il rapporto Il governo italiano, ha ricordato Barrot, si è impegnato a inviare un rapporto entro fine luglio. Alla lettera della Commissione Ue, inviata il 9 luglio, le autorità italiane hanno inviato una prima risposta ieri sera che riguardava il quesito riguardante "religione e etnia", ha indicato il commissario Ue. "Sugli altri elementi non posso dire ancore se corrispondono ai quesiti" ha indicato Barrot, il quale ha spiegato agli europarlamentari che la Commissione intende avere tutte le informazioni riguardanti"»la finalità, la base giuridica, come saranno conservati e se saranno usati per altri scopi". Il commissario ha chiesto conferma delle informazioni riguardanti i minori di 14 anni e sulla situazione delle altre 17 regioni non coinvolte nel piano d’emergenza. "La Commissione Ue è molto vigile" ha spiegato Barrot, sottolineando che vuole seguire "con attenzione" la questione "in contatto con le autorità italiane".