Impronte digitali ai bimbi zingari? «E noi prendiamo quelle dei piedi»

(...) di Santa Maria del Suffragio, grande chiesa di corso Ventidue Marzo. I ragazzini fanno la fila per dipingersi i piedi di colore e lasciare segni di presenza e di passaggio. Cinque giorni la settimana trascorsi insieme come primo assaggio di vacanza. Ieri i ragazzi si sono salutati intingendo i piedi nella vernice sgargiante, come ha proposto loro don Alberto Lesmo, assistente dell’oratorio. Spiega il sacerdote quarantenne: «Il titolo dell’oratorio era “PassinPiazza” e abbiamo voluto concludere prendendo le impronte dei piedi per lasciare un’impronta di speranza e di gioia. Lanciamo questa idea per rispondere all’idea di raccogliere le impronte digitali dei bambini rom. Come dice il cardinale Tettamanzi, bisogna reagire alla paura con un di più di speranza».
Don Alberto ha sul suo sito un link che rimanda al Pd e anche alla trasmissione di Gad Lerner, L’Infedele, ma giura di non volerla buttare in politica: «Non è una polemica contro il ministro Roberto Maroni, solo un modo per proporre un’alternativa. Siamo convinti che i problemi, che certamente esistono, si superino aprendosi e non chiudendosi. La nostra missione come oratorio è abitare la città come gli apostoli hanno abitato Gerusalemme». E la paura dei tanti milanesi, inclusi i genitori dei bambini che frequentano l’oratorio? «Esistono problemi di sicurezza. Ma l’impressione è che, se si calcano i toni, si sposta l’attenzione solo sulla paura dell’altro».
C’è da dire che i campi nomadi sono a distanza di sicurezza da Ventidue Marzo e forse questo ha il suo peso nell’attenuare i timori. «Nel nostro oratorio non abbiamo bambini rom, ma abbiamo molti stranieri - racconta don Alberto -. Cerchiamo di avviare iniziative come lo Shalom, il centro della Caritas di accoglienza temporanea per chi ha il permesso di soggiorno e il lavoro ma non ancora la casa. Abbiamo anche un campo in Albania, un gruppo di giovani in missione a Skutari tra i quali un italo albanese, cresciuto in Italia come immigrato e che adesso torna in Albania da missionario».
Il sacerdote ha criticato l’idea di schedare i rom anche durante l’omelia domenicale. Toni accorati: «Che cosa diremo a Gesù quando ci chiederà conto: “ero forestiero e mi hai chiesto le impronte digitali?”». A chi insinua che sia una presa di posizione antileghista, in sacrestia rispondono che il Suffragio è la stessa parrocchia che propone ai fedeli il Padre nostro in milanese al grido di «Siamo a Milano, leggiamo la preghiera di Gesù nel nostro dialetto». E via con Pader nòster che te seet in ciel, che ’l sia santificaa el tò nomm, che ’l vegna el tò regn, che la sia pur faa quell che te voeuret tì... Insomma, nella cattolica parrocchia del Suffragio ce n’è proprio per tutti, anche per i lumbard.