Improvvisando in scena sul tema del sesso

D’Alessandro e la Nunzi protagonisti di «Bisex in the city»

Mentre in un’altra sala teatrale della Capitale va in scena la seconda puntata di Sex in the city, al teatro Testaccio ecco Roberto D’Alessandro e Francesca Nunzi (lui fondatore, lei storica rappresentante del divertente gruppo dei Picari) scrivere, interpretare e dirigere Bisex in the city ovvero un pruriginoso viaggio nell’universo del vizio tra peccati capitali e avventure catastrofiche. Spettacolo work in progress che prende corpo davanti ai nostri occhi (i due, dopo la spassosa entrata al buio, si piazzano davanti ad un computer tentando di scrivere il testo e verificarne la messinscena), Bisex in the city prende di mira i comportamenti ambigui, l’ipocrisia e la morbosità di un mondo nel quale a letto, nonostante le apparenze, siamo davvero tutti uguali. Visite ginecologiche a mezzanotte e pillole di saggezza calabra, etero confuse e autopercezione («È la chiave dell’identità sessuale»), la nascita di Afrodite e le ricette della nonna, spirito e carne («Ma perché vince sempre la seconda se è debole?»), elezioni ed erezioni, coppie di fatto e matrimoni gay, chat-line rivelatrici e una nuova inquisizione romana per capire che i tempi non sono poi così cambiati. In un’ora e mezza di aneddoti e sketch, barzellette e racconti (lui ricorda quella volta nella quale rimase a letto, nudo e ammanettato, con un paio di scarponi e lei dettaglia sulla focosa notte d’amore sul Gran Sasso con un certo Ulderico, un nome un programma...), intese e improvvisazioni, irruzioni sul palco e navigazioni in rete, il corpulento e straniato D’Alessandro e la Nunzi (una delle pochissime attrici italiane capace di far ridere «nonostante» la sua bellezza) giocano con la loro fisicità in un catalogo di perversioni e voglie matte che spesso fanno rima con solitudine e insicurezza. Una sorta di piccolo Bignami del sesso (non perdetevi l’esilarante finale col dettagliato e lungo elenco dei luoghi di perdizione romana...) che ammicca e fa sorridere con la bonaria simpatia casareccia di due attori affiatati e che diventa satira sociale e di costume nella quale non è difficile riconoscersi.
Repliche fino al 4 febbraio.