Improvvisazione al potere

L’opposizione può diventare un tic. Qualcosa che ti scappa fuori quando meno vorresti, come il moccolo del bestemmiatore abituale, o la parolaccia del caratteriale incallito. Vedendola da questo punto di vista diventa più comprensibile la comunicazione adottata dall’attuale governo. Il quale, preso possesso, senza fare economia di poltrone, della guida del Paese, ha incominciato subito a comportarsi come qualcuno che il potere se lo tiene, ma battendosi contro le sue stesse funzioni, attività e riti. Apprezza il comando, ma sbeffeggia (come quando era all’opposizione), l’attività del governare. Ecco così prendere forma un potere surreale, che da una parte batte i pugni sul tavolo, dall’altra dice a bocca storta che lui con l’attività di governo non c’entra nulla. L’immagine visivamente più significativa, per ora, rimane quella della sfilata della festa del 2 giugno, un vero documento psicoanalitico, col Presidente del Consiglio che di fronte alla sfilata dei suoi soldati mostra una faccia contratta non si capisce se dal dolore o dall’orrore, il Presidente della Camera che gira la faccia per lustrarsi sulla giacca la mostrina dell’antimilitarismo e del pacifismo, e il Presidente del Senato chino, dice, a togliersi dagli occhi dei moschini, arrivati forse direttamente dall’inconscio. Non da poco, in quanto a documentazione visiva dell’essere al governo con lo spirito di chi sta contro il Paese governato, anche la risata del ministro Pecoraro Scanio durante la funzione funebre per il carabiniere caduto a Nassirya. Un altro bel lapsus, rivelatore di un personale politico profondamente estraneo alla situazione, cui presta una partecipazione solo formale. Sono a un funerale, ma con volto gioioso; qualcuno è morto per la Patria, ma questo in fondo mi fa ridere. Il giocare contro la funzione di governo, mentre si occupa il potere però, non è solo una questione di facce e di smorfie, ma anche di azioni. Il governo è lì per stimolare le attività e la modernizzazione delle infrastrutture? E allora diciamo subito di no al ponte sullo Stretto di Messina, e all’Alta Velocità. Con un altro lapsus assai significativo, giacché costruire ponti verso le isole, e aprire trafori, collegamenti verso gli altri Paesi, è una delle funzioni storiche dei governi (Pontifex è colui che costruisce ponti), della guida che voglia aprire lo Stato al mondo, e non chiuderlo in se stesso. Un no che se ne infischia poi, e se ne vanta, di danneggiare due imprese che sono tra le bandiere dei grandi lavori italiani nel mondo, Impregilo e Astaldi. Altra funzione del governo è quella di promuovere l’istruzione, ed in particolare, fortemente sollecitata dall’Europa, quella tecnico scientifica. Il ministro precedente, Letizia Moratti, aveva previsto la sperimentazione di Licei tecnologici, ma l’attuale ministro Fioroni blocca tutto, e gli istituti che l’avevano già varata, raccogliendo iscritti per il prossimo anno, come il Max Planck di Treviso, devono rimandare tutti a casa. Nella recita del «sono qui, ma sono contro», le esternazioni antipatriottiche non risparmiano naturalmente i simboli nazionali. Come quando la senatrice Menapace parla delle Frecce Tricolori come teppisti: «Fanno baccano, inquinano, costano moltissimo, e non servono a nulla»; e solo per un’alzata d’ingegno Polo-dipietrista non diventa presidente della Commissione Difesa. Comunque vicepresidente della Commissione Giustizia è Daniele Farina, leader storico del Leoncavallo, re delle occupazioni abusive, dei decibel a briglia sciolta e del fumo libero, e segretario della Camera è Sergio D’Elia, ex Prima linea con esperienze di sequestri e incendi. Un gruppo in cui Vladimir Luxuria mostra la compostezza di una signora un po’ retró. Che succede quando un gruppo al potere irride simboli, riti, e funzioni di governo? Semplificando, ci sono tre possibilità. La prima è che chi non crede allo Stato smetta di occuparne il potere. La seconda è che il Paese, alla prima occasione buona, lo cacci. La terza, se non si verifica né la prima né la seconda, è che la nazione si deprima per questo cinico spettacolo, e indebolisca gravemente la sua identità. Sarebbe meglio evitarlo.