Imprudente e semplicisticoIl viceministro Martone doveva pesare le sue parole

Martone ha sbagliato perché ha peccato di superficialità, non ha contestualizzato e circoscritto il suo pensiero prestando il fianco a critiche e strumentalizzazioni

Martone ha sbagliato, diciamolo subito. E non perché abbia pronunciato queste parole: "Dobbiamo dire ai nostri giovani che se non sei ancora laureato a 28 anni sei uno sfigato, se decidi di fare un istituto professionale sei bravo e che essere secchioni è bello, perché vuol dire che almeno hai fatto qualcosa".

Martone ha sbagliato perché ha peccato di superficialità, perché non ha contestualizzato e circoscritto il suo pensiero, prestando il fianco a critiche e strumentalizzazioni. Ha creato delle rigide e inflessibili categorie senza tener conto di una serie di fattori, primo fra tutti l'esperienza personale di ogni persona. Ha fatto intendere che i 28enni non ancora laureati siano tutti sfigati, che chi fa un istituto professionale sia bravo (anche se non è laureato...) e che i secchioni siano migliori dei compagni meno studiosi. 

Una concezione un po' semplicistica che non rende onore a quei giovani che per svariati motivi (seri) si iscrivono tardi all'università, o che per pagarsi gli studi sono costretti a lavorare o che magari hanno fatto l'istituto professionale e poi hanno deciso di investire sul valore che una laurea dovrebbe avere (ma spesso non ha). Un giovane preciso e preparatissimo come Martone avrebbe dovuto pesare meglio le sue parole. Magari se avesse detto: "Laurearsi quattro anni fuori corso è da sfigati", non avrebbe destato così tante polemiche.

Avrebbe dovuto mostrare più delicatezza nei confronti dei giovani, avrebbe dovuto spiegarsi meglio, evitando distinzioni così nette e precisando che la sua critica era rivolta ai giovani scansafatiche, a quelli che si iscrivono agli studi perché tanto i sacrifici li fanno i genitori, pagando onerose rette universitarie, a quelli che non credono nella cultura e nelle potenzialità accademiche. E se la provocazione era pensata come monito ad abbassare l'età media dei laureati in Italia (cosa condivisibile), beh, la sua infelice esternazione ha sotterrato questo messaggio. 

Da uno come Martone, diventato professore universitario ordinario a soli 29 anni, non sarebbe stato un sacrilegio pretendere maggiore accortezza. Adesso, ne paga le conseguenze. E non si stupisca se uno dei tanti "sfigati" gli ribatte che lui, pur essendo autore di libri e articoli in materia di diritto del lavoro, pur godendo della stima di Sacconi, Brunetta e Montezemolo, e pur essendo un enfant prodige, nel governo è stato ridimensionato da Elsa Fornero e snobbato da Monti (che gli ha assegnato soltanto le deleghe all'occupazione giovanile, alle relazioni industriali e alle politiche del lavoro). Forse anche questo è da sfigati?