"INACCETTABILE" È FARLA MORIRE DI FAME E DI SETE

Quando abbiamo saputo che il governo stava preparando un decreto per bloccare il percorso che porterà Eluana alla morte, noi del Giornale - che su questa vicenda diamo spazio a tutte le voci in campo, ma che teniamo ben chiara la nostra posizione, che è per il «no» alla sospensione dell’alimentazione - ci siamo chiesti se uno strumento del genere, il decreto appunto, fosse la via più opportuna da percorrere. Diciamo pure che siamo rimasti perplessi, temendo una sorta di autogol per la «squadra» contraria all’eutanasia, nella quale giochiamo.

Ma poi ci siamo convinti che, per quanto inusuale e impopolare possa essere, è meglio un decreto che una morte per fame e per sete. Ieri molti - Veltroni, ad esempio - hanno detto che un simile provvedimento sarebbe «inaccettabile». Altri hanno aggiunto che, così facendo, il governo giocherebbe sporco. Può essere. Ma, se proprio vogliamo metterla sul piano della pulizia della forma, non ci è sembrato lindo neppure il punto di partenza, cioè il decreto della Corte d’appello di Milano che autorizza Beppino Englaro a sospendere acqua e cibo a sua figlia. Le sentenze vanno rispettate, certo: ma possono anche essere criticate, senza che il presidente della Corte d’appello gridi allo scandalo come ha fatto.

Intanto perché è evidente a chiunque non abbia gli occhi bendati che a tale decisione si è arrivati con un escamotage quanto mai dubbio: le testimonianze di tre persone che sostengono di aver sentito dire da Eluana, venti e più anni fa, che avrebbe preferito morire piuttosto che restare in coma. Su quanto sia attendibile una siffatta ricostruzione della volontà di una persona, c’è come minimo da discutere. Ma, soprattutto, è evidente che i giudici sono andati oltre il loro mandato, sostituendosi al parlamento, e introducendo di fatto una legge che in Italia non c’è. Siano più obiettivi, quindi, coloro che parlano di «indebite ingerenze» del governo.

Il decreto non sarà formalmente impeccabile, ma oggi a una persona che non può esprimersi verrà staccato il sondino che la alimenta. Ben venga, quindi, qualunque atto - un decreto, un’ispezione, una nuova inchiesta della Procura - che fermi la mano di chi ha deciso che un altro deve morire. G