Inaccettabili i tagli di posti letto decisi da Marrazzo

Il taglio indiscriminato di posti letto in strutture ospedaliere di qualità, che arriva privo di adeguata motivazione dopo anni di mancata programmazione della Sanità, è francamente inaccettabile. Oltre a quello della programmazione, Marrazzo ha eluso il confronto con le parti sociali e con il Parlamento. A questo punto è importante che il presidente riferisca proprio in Parlamento, e in particolare in Senato, dove una serie di sue audizioni in commissione Igiene e Sanità è stata interrotta dopo la prima convocazione, perché il commissario non si è presentato al successivo appuntamento: per questo ho chiesto al presidente della commissione Tommasini una immediata convocazione di Marrazzo perché sulla serie di tagli annunciati urge una spiegazione. Quello che manca del tutto, minando le fondamenta della strategia dei tagli, è un filo conduttore: in quattro anni la Giunta regionale non è riuscita a produrre un Piano sanitario, uno strumento indispensabile per produrre anni di buona amministrazione. L’ultimo Piano sanitario varato è infatti quello della precedente Giunta. Senza Piano si può arrivare a tagliare posti letto in strutture sanitarie di elevata qualità, come dimostra l’elenco di quelle interessate dal decreto di Marrazzo: posti letto che tra l’altro arrivano a costare circa il 30 per cento in meno di quelli presso le strutture pubbliche. Proprio l’assenza di una programmazione che giustifichi questo tipo di tagli pregiudica ogni difesa della Regione contro i ricorsi che riceverà, e che si annunciano già perduti: un onere che si aggiunge a quello dei tanti già persi per altrettanto avventurose iniziative nel campo della Sanità, e che l’attuale Giunta trasferisce fin da ora sulle spalle di quella che verrà. I drastici tagli annunciati non si giustificano come rimedio estremo, perché non fanno seguito a un percorso di riduzione del deficit lineare, coerente e condiviso con le parti sociali e con il Consiglio regionale. Ben altri avrebbero dovuto essere gli strumenti da adottare per ridurre il deficit. Innanzitutto l’accorpamento e la riduzione delle Asl e il blocco delle consulenze delle stesse Asl: risalta invece con grande evidenza la conferma dei direttori generali nel loro ruolo, nonostante il disastro in atto nelle loro strutture. È necessaria l’introduzione di criteri di appropriatezza degli esami diagnostici di maggior costo, sui quali non c’è praticamente nessun controllo. Né, d’altronde, c’è controllo sulla appropriatezza dei Drg, e in conseguenza di ciò la Regione è pronta a spendere a seguito di qualsiasi diagnosi effettuata da organi sanitari pubblici o privati: un altro strumento di risparmio da attuare. Mettendo in campo forze adeguate: l’Asp dispone attualmente solo di 18 ispettori per effettuare i controlli su tutte le cartelle sanitarie del Lazio; e comunque non esiste un sistema di sanzioni, per cui la spesa che deriva dalle prescrizioni è assolutamente incontrollata. È necessario poi verificare gli esenti per reddito, il cui numero risulta attualmente enorme. Impossibile poi non realizzare i nuovi ospedali in project-financing. Infine bisogna commissariare i policlinici pubblici e darli in gestione al Governo facendoli uscire da Bilancio regionale, perché rappresentano un deficit di circa 200 milioni di euro.
(*)membro della Commissione Igiene e Sanità del Senato