«Inaccettabili intimidazioni di Fassino ai giornali»

Cicchitto: «Il leader dei Ds è davvero paradossale, vuole che sia fatto ad altri ciò che non sopporta sia fatto a lui»

Fabrizio De Feo

da Roma

Sono lontani i tempi in cui Piero Fassino si scagliava contro una «destra ipocrita e arrogante», colpevole di fare resistenza alla candidatura di Paolo Mieli, «una delle firme più prestigiose del giornalismo italiano, alla presidenza della Rai». Ora le parti si sono rovesciate e il segretario dei Ds, infischiandosene delle consuete battaglie a favore dell’indipendenza e dell’autonomia del Corriere della Sera, scaglia fulmini e saette contro il quotidiano che, a suo dire, «più di ogni altro ce l’ha con noi» e scrive «cose non veritiere». Uno sfogo pesante, quello pronunciato mercoledì scorso, con tanto di sfida a scendere nell’agone della politica rivolta al giornalista milanese. «A Mieli telefono tutti i giorni ma non cambia mai niente» racconta Fassino. «Il Corriere sembra essersi dato come obiettivo la destrutturazione del principale partito della sinistra. È un segnale che quel giornale fa politica. Ma se è questa l’intenzione del suo direttore, lo sfido a farlo apertamente, presentando una sua lista e andando a raccogliere le firme per sostenerla».
Inutile dire che, il giorno dopo, l’onda dell’indignazione non è minimamente paragonabile alla tempesta che si sarebbe scatenata se affermazioni simili fossero state dettate dalle parti di Palazzo Grazioli. Il duello tra i Ds e una ipotetica «lista Mieli» non accende reazioni infuocate, non fa scattare l’espressione corale di sonanti timori per la minaccia portata alla libertà di stampa e non merita l’alzata di scudi delle istituzioni giornalistiche. Né l’Ordine dei Giornalisti né la Federazione nazionale della Stampa, infatti, prendono la parola per stigmatizzare l’affondo. E tace perfino il cdr della corazzata giornalistica milanese, solitamente «sensibile» ai tentativi, veri o presunti, di influenza esterna.
L’unico comunicato di solidarietà arriva dall’Associazione Stampa Parlamentare. Ma la genesi del documento è faticosa. La nota di protesta dell’Asp, infatti, viene redatta soltanto dopo una lunga trattativa e dopo il raggiungimento di un accordo interno che stabilisce di non renderne pubblico il contenuto. «L’Asp esprime solidarietà ai colleghi del Corriere che sono stati oggetto di un tentativo di intimidazione da parte di Piero Fassino» recita il testo. «L’Asp ritiene inaccettabili tali comportamenti, da chiunque provengano, nei confronti della stampa in genere e dei singoli giornalisti. Se Fassino ha doglianze da manifestare ha molte e note strade per tutelare se stesso e i Ds». Parole limpide, messe nero su bianco su proposta del presidente Enzo Iacopino, ma osteggiate dai membri del direttivo più vicini al centrosinistra che chiedono di non diramarle alle agenzie. L’«embargo», però, non regge e viene rotto prima dall’agenzia Adnkronos e successivamente dall’Apcom.
Se le espressioni di solidarietà scarseggiano nell’universo giornalistico - a parte una nota della Voce repubblicana che lancia il sospetto che «chi minaccia davvero la libertà di informazione» sia non il governo, ma «chi si candida alla guida del Paese domani» - dal fronte della politica si alza la voce dell’azzurro Fabrizio Cicchitto. «Fassino vuole che sia fatto ad altri ciò che non sopporta sia fatto a lui» sostiene il vice coordinatore di Forza Italia. «È davvero paradossale - continua - che il segretario Ds attacchi a testa bassa il Corriere, accusandolo di scrivere articoli menzogneri sul suo partito, invitando provocatoriamente Mieli a candidarsi e ammettendo candidamente di aver provato più volte a far cambiare linea al direttore, come se questo non fosse un grave tentativo di condizionare la libertà di stampa». «Ci chiediamo come mai, quando analoghe denunce le fa Berlusconi, il quale è sistematicamente sotto attacco da parte di certi giornali, Fassino accusi il premier di minare l’indipendenza del Corriere. I casi sono due: o Fassino dice la verità, e quindi il Corriere effettivamente scrive spesso cose forzate pur di assecondare un suo progetto politico, oppure mente, e allora il suo è un attacco in piena regola alla libertà di stampa, a dimostrazione che per i Ds essa esiste solo quando l’obiettivo è il centrodestra, ma non ha diritto di cittadinanza quando nel mirino ci finisce la sinistra».