Le inattese finezze dei «perché» di Carboni

È una buona notizia il ritorno di Luca Carboni, un «minore» forse, ma di sicura genuinità e riconosciuto talento nel darci la sua lettura del nostro complesso presente. Il cantautore emiliano scruta una realtà dove fatti minimi ed eventi epocali sono accomunati dall’avvenire «senza un perché»: dagli anni che passano alle band che si sciolgono, alle bombe che tramutano il pianeta in immenso campo di battaglia e costituiscono, nel tormentato panorama mondiale, il nodo più inspiegabile. È come se Carboni andasse in cerca, direbbe Hannah Arendt, della «razionalità dell’irrazionale», in due brani scortato dalla voce complice di Tiziano Ferro e dalla splendida chitarra di Pino Daniele. Ma l’irrazionalità non riesce ad accogliere in sé il suo opposto, ed è dunque ovvio che l’interrogativo, la voglia di un «perché», rimanga senza risposta. Senza escludere la possibilità d’una rivalsa individuale (Segni del tempo), ovvero d’una legittimazione ad esistere. Negli arrangiamenti, inattese finezze: gli echi barocchi di Malinconia, il bel fugato di Pensieri al tramonto.

LUCA CARBONI Le band si sciolgono (Sony-Bmg)