«InAuditorium», festa di musica tra Est e Ovest

«La prima volta che li ho sentiti è stato un colpo di fulmine. Perché li amo? Beh, è facile: mi ricordano la banda di quando ero piccolo e mi danno un senso di "gente" che oggi è raro respirare. Quando la tradizione ha queste caratteristiche è difficile restare indifferenti». Nelle parole dell'instancabile trombettista sardo Paolo Fresu, una figura d'eccezione nel panorama musicale del nostro Paese, la cui inesauribile attività è sostenuta da versatilità, curiosità ed energia straripanti, stanno le ragioni del singolare incontro - suo e di un altro grande jazzista sardo, il pianista e fisarmonicista Antonello Salis - con i macedoni della Kocani Orkestar, apprezzatissima e spettacolare fanfare balcanica. Una collaborazione particolarmente intrigante, tra ritmi contagiosi e inebrianti profumi jazzistici, composizione e improvvisazione, tradizione (tanto rom quanto sarda) e modernità, che rivivrà domani sera (ore 21, ingresso da 18 a 31 euro) per il primo dei quattro appuntamenti del ciclo «InAuditorium» all'Auditorium di Milano di largo Mahler, la rassegna che ha come «ragione sociale» la contaminazione del jazz con altri generi musicali: dall'etnica alla canzone d'autore.
Va da sé che l'incontro tra la coppia sarda e la «big band» dei Balcani è cresciuta e maturata durante numerosi concerti per poi trasformarsi in una bellissima storia di amicizia e di musica senza frontiere. Un felice meltin' pot di suoni e melodie che hanno arricchito gli uni e gli altri regalando, a chi ha potuto ascoltarli dal vivo, un'esperienza inedita di vagabondaggio sonoro in bilico tra Oriente e Occidente. Un'esperienza, tra l'altro, cristallizzata in un riuscito cd dal vivo che risale al 2005.
Il prossimo 25 marzo «InAuditorium» vedrà invece protagonista GianMaria Testa, il «Brassens delle Langhe»". Al suo attivo, sei dischi, da "Montgolfieres" del 1995 a «Da questa parte del mare», datato 2006, e una quantità di collaborazioni fra le più raffinate: Paolo Fresu e Rita Marcotulli, Gabriele Mirabassi ed Enzo Pietropaoli, fino ad Enrico Rava. Tutto questo grazie ai francesi che lo hanno lanciato, lui che fino all'aprile del 2007 è stato capostazione.
Per la rassegna milanese il raffinato cantautore di Cuneo (l'ultimo disco s'intitola «Solo dal vivo» ed è un live registrato all'Auditorium Parco della Musica di Roma l'anno scorso), ospiterà Mario Brunello, vale a dire uno dei più grandi violoncellisti del mondo.
Un altro esperimento per Testa (questa volta con un artista classico) che continua a misurarsi con musicisti appartenenti a mondi diversi. «Il rischio del cantautore - ha detto - è di chiudersi nel suo universo, più o meno grande, senza confrontarsi con nessuno. Per quel che mi riguarda, tengo moltissimo a quello che scrivo, ma non credo che le mie canzoni siano una religione, intoccabili. La ricerca di nuove collaborazioni ha sempre guidato la mia carriera. In molti mi hanno sconsigliato questo girovagare musicale, dicono che così si perde l'identità. Ma sono convinto che l'identità un artista se la forma incontrando persone nuove. La mia musica non ha bisogno di "protezionismi"».
Dopo l'accoppiata Testa-Brunello, la rassegna prevede infine le esibizioni del quintetto di Enrico Rava (9 aprile) e degli Ottavo Richter (26 aprile), la creatura del trombettista Raffaele Kohler e del trombonista Luciano Macchia.