Inaugurata al Celio la «Gay street» An: «Un’operazione commerciale»

I residenti del rione, intanto, hanno raccolto centinaia di firme contro la pedonalizzazione della strada

Gay e polemiche. È stata inaugurata ufficialmente ieri sera con la manifestazione di solidarietà per i due ragazzi fermati dai carabinieri la scorsa settimana, la «Gay street» in via San Giovanni in Laterano. Pedonalizzato l’ultimo tratto dalle 20 alle 2 di notte, fino al 16 settembre gli abitanti del Celio dovranno «convivere» con la comunità omosessuale. E già non mancano le lamentele di residenti e commercianti.
«Dai racconti della gente del quartiere - ha detto il consigliere di An in I municipio Federico Mollicone - è emersa una situazione di degrado al limite dell’indecenza. Nella strada parallela a via San Giovanni in Laterano vengono consumati di notte rapporti sessuali sui tavoli degli esercizi commerciali chiusi o persino negli androni dei palazzi. E il mattino seguente le strade sono un tappeto di preservativi e bottiglie di vetro». Intanto la manifestazione organizzata ieri dall’Arcigay, nonostante le premesse battagliere del presidente nazionale («Essere gay non è più una condizione per cui è necessario nascondersi dagli altri. Ci baceremo e abbracceremo, l’omofobia è la piaga di questo millennio»), si è sgonfiata. Solo abbracci e nessun bacio per non «turbare» i ministri presenti, quello delle Pari opportunità Barbara Pollastrini, e quello dello Sport Giovanna Melandri, e i loro elettori cattolici of course. Presente solo con un comunicato, invece, il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero.
Se la sinistra plaude all’iniziativa (per l’assessore capitolino alle Pari opportunità Cecilia D’Elia la «Gay street» deve diventare «luogo di aggregazione e solidarietà»), il centrodestra va all’attacco. «Nessuno vuol condannare chi pratica una diversa sessualità - le parole del capogruppo di An alla Provincia Piergiorgio Benvenuti - ma che una strada della città debba essere destinata solamente ai gay e alle lesbiche ritengo sia una sorta di progetto inutile e ghettizzante, per gli stessi gay e lesbiche e per i residenti del quartiere. Una inutile ed ennesima ostentazione che verrà strumentalizzata da alcuni politici, associazioni e uomini di spettacolo». Per Marco Marsilio la «Gay Street» è «una pura operazione commerciale e non culturale. Di fatto il Comune ha trasformato la zona in un locale a cielo aperto per centinaia di clienti. Questo al di là dell’orientamento sessuale di ognuno».
Sono centinaia, intanto, le firme raccolte da un comitato di quartiere nato spontaneamente, contro la pedonalizzazione dell’area e in solidarietà ai carabinieri che la settimana scorsa fermarono due omosessuali impegnati in un rapporto sessuale. «La lettera aperta e le firme sono state consegnate ieri ai militari della stazione Celio - ha sottolineato il consigliere in I municipio Marco Veloccia (An) -. Sono molte le denunce di cittadini che si lamentano per l’atteggiamento di coppie omosessuali che nella zona si lasciano andare a veri e propri rapporti sessuali. La “Gay street” poi rischia di alimentare la frattura nel quartiere tra i cittadini del Celio e la comunità omosessuale». Unica voce fuori dal coro nella maggioranza di centrosinistra, infine, quella del presidente del consiglio comunale Mirko Coratti (Moderati per Veltroni): «È una vera e propria ghettizzazione sociale».