Inaugurata la lapide in memoria di Evita Perón

«È lei. Questa è la mia Eva». Nessun dubbio e tanta commozione. Padre Giulio Madurini ricorda, quasi 25 anni dopo, il presidente Juan Peròn turbato di fronte alla salma che qualcuno, per prudenza, gli aveva raccomandato di non riconoscere. Quel corpo trafugato dai generali golpisti e fatto partire dall’Argentina per evitare che i descamisados continuassero a farne oggetto di venerazione e magari sprone al riscatto. Fatto sparire e nascosto a Milano, al cimitero Maggiore, grande e «anonimo». Per più di 14 anni, prima che, su richiesta di Peròn, fosse riesumato e restituito al suo amato popolo. «Era bellissima», racconta padre Madurini di quel giorno. «I necrofori spaventati stavano quasi per scappare. “Hanno sepolto una persona viva...”. No, li tranquillizzavo. È stata imbalsamata. E in effetti era ancora più bella di quando la vedevo, giovane e piena di entusiasmo». Ieri, al campo 81 del cimitero Maggiore, l’inaugurazione della lapide che ne ricorderà il passaggio a Milano, voluta da Mario Rotundo, presidente della Fundation por la Paz y la Amistad de los Pueblos. Toccanti le lacrime che interrompono il discorso ufficiale dell’ambasciatore argentino in Italia Vittorio Taccetti. «Evita - le sue parole - è l’icona, insieme al presidente Peròn, della lotta dell’Argentina per la giustizia sociale. Una lotta che non è ancora finita e la bandiera di Evita è ancora alta». Per l’assessore Giulio Gallera «il monumento renderà incancellabile il ricordo di Evita in questo luogo che l’ha accolta e custodita nel peregrinare delle sue spoglie prima del ritorno in Patria».