Gli incantesimi di Michelle Pfeiffer non riscattano il pasticcio fantasy

Dopo due ore di incantesimi è legittimo averne abbastanza del guazzabuglio fantastico-favolistico Stardust. Troppo facile mettere nel calderone perfide streghe, principesse nevrotiche, stelle cadenti (in sembianze umane), pirati volanti, giovani romantici ansiosi d’amore e avventure. Con l’aggiunta di un muro invalicabile, che separa il mondo normale da un universo parallelo, dove tutti vorrebbero entrare. Al centro della storia una promessa del giovane Tristan (Charlie Cox), fatta alla sua amata Victoria (Sienna Miller): la sciocchezza di catturare una stella cadente e farne un dono d’amore. Solo che la stella è la saccente e poco avvenente Yvaine (Claire Danes). Certo, i famigerati effetti speciali sono degni della recente tradizione hollywoodiana, ma la fiaba è scandalosamente scema e ci si domanda a quale pubblico si rivolga: la fantasia non è sui banchi di un supermarket. Si può al massimo apprezzare la verve comica di un inedito Robert De Niro nei panni di un pirata gay, sai che novità, e le trasformazioni della ritrovata Michelle Pfeiffer, una fattucchiera che a ogni magia perde i pezzi di una bellezza faticosamente costruita. Insomma, un inutile spettacolone prodotto tra gli altri dallo stesso De Niro.

STARDUST (Usa, 2007) di Matthew Vaughn, con Sienna Miller, Michelle Pfeiffer. 115 minuti