Un incantesimo ha trasformato questa squadra

Stavolta vince l’Inter italiana. Italianissimo l’uomo che ha aperto la porta di questa partita, italiano il modo di gestire il bello e il brutto: Materazzi contro Giordano e viceversa con tanto di furbate e colpi bassi. Italiano l’uomo che sta sulla panca nerazzurra e si siede su quel record che, d’ora in poi, starà nella bacheca di famiglia: 9 vittorie consecutive in campionato, meglio di quanto fecero Cargnelli, Herrera e Trapattoni. Anzi, quest’Inter ha fatto perfin di più andando a tener compagnia alla Juve (Carcano), a due Milan (Capello) della storia e alla Lazio di Eriksson. L’allievo (Mancini) ha raggiunto il maestro (Eriksson), ma c’è da immaginare la faccia del tifo nerazzurro, che ora divide con cugini e Signora, così poco gradita, uno scettro del potere. C’è da immaginare la faccia di Roberto Mancini che, almen per ora, ha preso pure Capello, il signore degli scudetti che il padrone suo (Moratti) voleva quest’anno sulla panchina. Chiaro che il calcio si sta divertendo alle spalle di tutti.
Inter non bellissima, comunque efficace. I soliti noti hanno fatto coro e differenza. Ibrahimovic ha scavalcato tutto e tutti arrivando a segnare e a far segnare. Il gol di Materazzi è partito dal suo testolone: quella palla messa là, in mezzo all’area, dove il corazziere sempre a cavallo tra infamia e lode ha mostrato la bravura sua, le qualità che ne avrebbero fatto un centravanti di successo e che, stavolta, lo hanno portato nella galleria dei goleador immortali: una rovesciata che lo mette a fianco di un Ronaldinho o di un Piola, di Djorkaeff o di Van Basten. Chi mai avrebbe immaginato? Il gol dello stopper-puntero è stato il colpo d’opera, la chicca di una partita, lo spettacolo che vale il prezzo del biglietto. Ci sarà anche questo nell’anno d’oro e dorato di Matrix: vince il mondiale, si becca la testa di Zidane che, alla lunga, ha cavalcato sfruttandone il meglio e lasciando il peggio all’altro, sta conquistando il campionato, è diventato lo stopper più affidabile d’Italia, ora litiga ed ha ragione, e segna gol che potrà lasciare in eredità a tifosi e figli.
A parte l’italian Materazzi show, il resto della partita è stato italianissimo campionato di calcio tra qualche mediocrità, un primo tempo in cui l’Inter ha faticato tanto a trovare la logica del suo attaccare e della partita concluso da quel botta e risposta tra Materazzi e Giordano. La ripresa, subito dopo la rete del vantaggio, si è fatta più godibile, i colpi duri sono stati pane, gol e azioni da gol companatico. L’Inter ha dimostrato la sua solidità, il Messina le sue povertà. La squadra di Mancini non prende reti in casa da 560 minuti, ma tutto l’assetto difensivo sta dimostrando credibilità quanto il suo campionato. Comunque giochi e con chiunque giochi nella squadra sua, l’Inter lascia il segno e mette a frutto i regali della sorte, diverte e si diverte, sembra quasi che tutto il suo reame sia toccato da bacchetta magica. Capita negli anni di buoni frutti. Nonostante quel continuo subir colpi ai muscoli che, anche ieri, hanno messo fuori uso Samuel e Vieira. Peccato aver sentito ancora una volta tutto quel fischiare, urlare, leggere uno striscione pesante contro Zoro. La storia è vecchia di un anno, e non ha neppur più i risvolti razziali. È solo la storia di uno contro tutti, che in curva sono tanti. In un anno in cui l’Inter è così forte, anche i suoi tifosi potrebbero mettersi sullo stesso piano della squadra. E lasciar Zoro in pace.