«Incantesimo» salta per par condicio

Cristiano Gatti

Bisogna farsi forza. Ancora una decina di giorni. Poi, comunque vada a finire, la madre di tutte le elezioni ci libererà quanto meno dal ridicolo: con gli sconfitti, si porterà via anche la farsetta della par condicio. Bisogna dirlo: chiudiamo in bellezza. A tempo quasi scaduto, la migliore di tutte le aberrazioni: sospendiamo Incantesimo. Con linguaggio solenne, come si conviene a tutte le cose umane più grottesche, la televisione di Stato comunica ufficialmente quanto segue: «La Rai rende noto che domani alle 21 (oggi, per noi), su Raidue, la prevista puntata della fiction Incantesimo non andrà in onda, a causa della presenza tra gli attori di un candidato alle prossime elezioni».
Per gli amanti del genere, come una massoneria del fumettone, le brutte notizie non viaggiano mai sole: a causa dello stesso problema, salterà ovviamente anche la puntata del 5 aprile. I sopravvissuti all'astinenza potranno spararsi in vena la dose mercoledì 12. Quando l'Italia potrebbe avere altro per la testa, ma questo è tutto un altro discorso.
Ovviamente la prima curiosità da sciogliere riguarda le generalità di questo misterioso attore-candidato, che magari non riuscirà ad entrare in Parlamento e neppure a cambiare il Paese, ma che sicuramente è già riuscito là dove nessun essere umano si pensava potesse arrivare: cioè a fermare una fiction che dura ormai da tre o quattro generazioni, tramandata di madre in figlia, peraltro sempre con gli stessi effetti.
L'uomo del record è Toni Garrani, un passato da doppiatore e da attore teatrale, nonché da jolly televisivo. Nell'intricata e affollata vicenda di Incantesimo non occupa neppure un ruolo di primo piano, ma per l'implacabile logica della par condicio tanto basta. S'è scoperto che è candidato, lista Rosa nel pugno. Va detto che pure qui sta in una posizione molto defilata, a piede di lista, con possibilità di elezione prossima al nulla. Ma non sono ammesse discussioni: la fiction che neppure guerre e calamità avevano fermato, stavolta si ferma. Lo sanno in tutto il mondo come siamo noi italiani: sulle regole non ci schioda nessuno.
Forse dovremmo davvero sentirci fieri, di tanto rigore. Forse. Ma ancora una volta, come purtroppo in tanti altri casi di zelo regolamentare, aleggia sull'intera vicenda l'imbarazzante trionfo del nostro peggior bizantinismo e della nostra più bieca cavillosità. Sembra di vederli, i solerti funzionari che raccolgono la segnalazione sul povero Garrani: per non saper né leggere né scrivere, ma soprattutto per non rischiare nulla, applicano a occhi chiusi la legge. Sì, proprio una bella legge. Una legge che dovrebbe proteggere la democrazia dai soprusi dei più forti sui più deboli, permettendo alle forze in gioco uguali opportunità. Com'è evidente a tutti, nel perfetto spirito della legge, fermare l'invadenza di Garrani diventa fondamentale. Lo sanno tutti, in giro per il mondo: come applichiamo le regole noi, non le applica nessuno.
Ce la ricorderemo, questa par condicio. Forse, in termini di pura commedia all'italiana, la rimpiangeremo pure. Nata con sbandierate finalità ideali, ci resterà impressa per i suoi effetti pratici: certo, Berlusconi e Prodi che si affrontano in un acquario, ma anche il sindaco di Sanremo che non può salire sul palco dell'Ariston a premiare il vincitore, e poi ancora tutti quei geniali comici, cui è sembrato doveroso fare satira a ripetizione sull'impossibilità di sfiorare la politica, tanto da sfornare cose tristi del genere «solo i piedi e i seni sono in par condicio, perché ne abbiamo uno a destra e uno a sinistra» (la Littizzetto, che sarebbe la più brava).
Legge unica e inimitabile. La ricorderemo, ne rideremo. Quanto agli aspetti sostanziali, però, meglio lasciar perdere: noi siamo maestri nel tutelare la forma, non la sostanza. Solo una riflessione a caso, che a sinceri democratici dovrebbe risultare doverosa: mentre orgogliosamente comunichiamo lo stop dell'insidiosissimo e scorrettissimo Incantesimo (lo fermassero per i danni che fa sulle nostre zie, eventualmente), un grande regista può lanciare un grande film contro uno dei candidati premier nella corsa elettorale. A due settimane dal voto. Si può dire? Formalmente non c'entra nulla con la par condicio, ma nella sostanza resta un perfido colpo sotto la cintura. Che sia di destro o che sia di sinistro. Ma inventeremo mai la par condicio delle carognate?
Cristiano Gatti