Incarichi d’oro, Moratti condannata: risarcirà il Comune con 78mila euro

Corte dei Conti, la sentenza: «Consulenze e nomine dirigenziali illegittime a Palazzo Marino» Sindaco e assessori pagheranno 262mila euro. Il pm aveva chiesto oltre 7 milioni<br />

Marta Bravi e Enrico Lagattolla

La tegola è arrivata. La giustizia amministrativa presenta il conto alla giunta Moratti, meno salato - per la verità - di quanto si potesse temere. Cento e ottanta pagine di sentenza con cui la Corte dei Conti della Lombardia condanna i vertici di Palazzo Marino a risarcire il Comune. Nel mirino della magistratura contabile, il sindaco Letizia Moratti e 21 tra assessori (quelli che componevano la giunta «all’epoca dei fatti», ovvero all’inizio del mandato) e alcuni dirigenti di Palazzo Marino. Il motivo? Le cosiddette consulenze d’oro, ovvero l’affidamento di incarichi esterni a persone non laureate, quindi illegittimi, la nomina di Carmela Madaffari a dirigente responsabile della direzione centrale Famiglia e politiche Sociali, nonostante fosse stata sospesa dall’incarico di direttore generale dell’Asl di Locri e il doppio incarico assunto dall’ex city manager Giampiero Borghini e dal capo di gabinetto Alberto Bonetti Baroggi, già consiglieri regionali. Tutti condannati a risarcire il Comune di Milano per danno erariale.
In particolare, la magistratura contabile ha condannato il primo cittadino a risarcire il Comune di 57mila euro per gli incarichi illeciti, cui vanno aggiunti 21.712 euro per la nomina della Madaffari, per un totale di 78.712 euro. Sempre per le consulenze d’oro, sono stati condannati anche l’ex direttore generale di Palazzo Marino, Borghini per 19mila euro, e l’allora direttore centrale del settore Risorse Umane Federico Bordogna a 14.250 euro, il direttore centrale delle Risorse umane, Luigi Draisci e Claudio Bisi a 2375 euro ciascuno. Per la nomina di Carmela Madaffari, inoltre, Borghini e Bordogna dovranno anche pagare 7237 euro a testa. Quanto al doppio incarico, l’allora city manager Borghini dovrà risarcire il comune di 70.227 euro mentre Bonetti Baroggi, capo di gabinetto, di 9.365 euro per le nomine ricevute e il doppio stipendio percepito quando erano consiglieri regionali «in evidente situazione di incompatibilità».
La Corte dei conti, però, ha riconosciuto l’attenuante del vantaggio per la comunità amministrata: i consulenti assunti in modo illegittimo, infatti, hanno comunque svolto il lavoro loro affidato. Per questo dovranno risarcire la collettività di 262mila euro contro i 7 milioni 141mila chiesti dal pm. Rimane, invece, aperta l’indagine penale, mentre è stato riconosciuto un supplemento di indagine per l’«affaire» ufficio stampa, dove sarebbero state attribuite qualifiche inesistenti nel pubblico impiego.
La magistratura però non ha riconosciuto il danno di immagine, chiesto dal consigliere comunale Basilio Rizzo, solo per un vizio procedurale, ovvero perché contestato tardivamente.