«Incarno il Male assoluto nel nuovo film di Tornatore»

«La sconosciuta» sarà un thriller «Il mio personaggio fa pensare al colonnello Kurtz di Apocalypse Now»

Michele Anselmi

da Roma

Sorpresa: nel nuovo, blindatissimo film di Giuseppe Tornatore, La sconosciuta, primo ciak ieri a Trieste, ci sarà un Michele Placido come non l’avete mai visto. Un genio del Male, torvo e implacabile, che viene dalla Calabria. Anticipa il cinquantanovenne attore pugliese: «Sono l’uomo della “sconosciuta”. Ringrazio Peppuccio per avermi offerto questo ruolo incredibile, nuovo per me. Un cattivo oltre ogni immaginazione, il Male assoluto, dentro una storia di feroce e stretto realismo. Mi muovo in un mondo di extracomunitari, di gente sfruttata, infelice. Leggendo il copione ho pensato al colonnello Kurtz di conradiana memoria, al Marlon Brando di Apocalypse Now. Di più non dico, ho promesso al regista di stare zitto fino alla conferenza stampa».
Placido a tutto campo. È ancora nelle sale il suo torrenziale Romanzo criminale, e intanto ha girato, da interprete, altri due film, Il caimano di Nanni Moretti, dove fa un attore chiamato a incarnare una specie di Berlusconi, e Arrivederci amore, ciao di Michele Soavi, dove fa il corrotto Anedda, funzionario della Digos che s’arricchisce ricattando un brigatista appena uscito dal carcere. Tra pochi giorni volerà a Trieste per raggiungere il cast di Tornatore, nel quale spiccano, oltre alla protagonista russa che viene dal teatro, Claudia Gerini, Pierfrancesco Favino, Piera Degli Esposti e Alessandro Haber.
Non si ferma un attimo...
«Invece sì. Da regista ho deciso di prendermi un anno sabbatico. Le offerte non mancano, gli amici di Cattleya mi hanno appena proposto un paio di libri, Con le peggiori intenzioni di Piperno e Nordest di Carlotto, ma forse è meglio star fermi un giro. E riflettere. Brucia ancora il mezzo insuccesso di Ovunque sei: troppo ambizioso, metafisico, non capito. In compenso firmerò una regia teatrale, probabilmente La casa di Bernarda Alba di Lorca».
Lei e Tornatore: sulla carta una strana coppia.
«E perché mai? Ci siamo visti, parlati, piaciuti. Peppuccio mi ha subito trattato da regista, non da attore: voleva che costruissimo insieme il personaggio. Mi piace il suo gusto per la forma, la tecnica, le citazioni. Forse solo Amelio conosce e padroneggia il cinema come lui. Alla fine il personaggio è venuto fuori: con la mia faccia e senza. Sarà un film che gioca con l’enigma, a suo modo un thriller».
Già un thriller. Che parte alla maniera di La mano sulla culla, con una giovane donna extracomunitaria che si fa assumere come baby sitter presso una famiglia borghese...
«Non riuscirà a farmi parlare. Posso solo dirle che anche qui, come in Arrivederci amore, ciao, siamo nel Nord Est, con una differenza: nel film di Soavi si respira una ferocia sarcastica, in La sconosciuta c’è il buio senza speranza. Tornatore ha scritto un copione molto bello. Sono certo che imprimerà alla storia una dimensione forte. Usa la macchina da presa come pochi e sul piano drammaturgico ama rischiare. Infatti vado pazzo per Una pura formalità, con Polanski e Depardieu: francamente mi entusiasmò più di Nuovo cinema Paradiso».
Un tempo lei era un attore col pallino della regia, adesso accade l’opposto.
«In effetti, mi pagano più da regista che da attore. Diciamo che mi piace farmi dirigere da chi considero più bravo di me. Sarà perché non mi ritengo un autore con la a maiuscola, al massimo un artigiano. Se il film non è mio, mi lascio andare. Non la meno con l’esperienza. Mi sottometto e divento mansueto. Anche se poi, per Il caimano, Nanni m’ha voluto libero e creativo, anche un po’ cialtrone».
Dica la verità: s’aspettava qualcosa di più da Romanzo criminale?
«Bah! La Warner ha puntato sul cast, ha cercato l’impatto popolare, l’ha fatto uscire nei multiplex, come fosse un film americano. Forse c’era un eccesso di ottimismo. In realtà il libro di De Cataldo non ha mica venduto come Non ti muovere. È un malloppo da ottocento pagine, faticoso, denso, pieno di riferimenti politici e di fatti sgradevoli. Stiamo comunque parlando di un film che supererà i cinque milioni di euro. Per incassarne di più servono commedie rassicuranti, per famiglie».
E il cinema d’autore?
«Guardi, i tagli al Fus sono uno scempio, ma occhio alla demagogia. I soldi vanno dati a chi fa i gialli, i noir e i film storici. Gli autori se la cavino da soli. Si industrino, come fece Moretti all’inizio. Il neorealismo non è nato con le sovvenzioni dello Stato. Per un Martone ci sono mille Martoncini. Era una follia dare tre milioni di euro in mano ad un esordiente che pretende di fare tutto da solo».
Allora aiutateli voi, gli esordienti.
«Nel mio piccolo ci provo: sto cercando di far debuttare un regista genovese, Marco Cucurnia, ex aiuto di Monicelli. Se Benigni e De Laurentiis facessero lo stesso...».