Incendi in California Forse c'è Bin Laden dietro

Almeno uno dei roghi che hanno devastato la contea di San Diego è sicuramente doloso. Un detenuto di Guantanamo avrebbe parlato di un piano segreto di Al Qaida

Il presidente Bush arriva nella California massacrata dagli incendi proprio mentre sul disastro che ha portato all’evacuazione di un milione di persone e a danni stimati in un miliardo di dollari si allunga l’ombra inquietante del terrorismo islamico. Al quinto giorno consecutivo di roghi, il cui fumo abbondantissimo è visibile perfino dai satelliti a centinaia di chilometri di altezza, sono al momento attivi dodici focolai (altrettanti sono stati spenti), almeno uno dei quali è stato ufficializzato come doloso. Si teme però che l’opera degli incendiari sia dietro anche ad altri, e l’Fbi lascia trapelare informazioni secondo cui ci sarebbe un piano di Al Qaida per incenerire l’angolo della California scelto dai Vip per le loro spettacolari residenze.

Il sito Drudgereport sostiene che sarebbe stato lo stesso Federal Bureau of Investigation ad allertare le autorità dopo avere raccolto le rivelazioni in proposito di un terrorista detenuto nella prigione costruita dopo l’11 settembre nella base militare americana di Guantanamo, sull’isola di Cuba.

Nel tentativo di comprendere le cause del disastro c’è chi orienta le ricerche in altre direzioni. Il settimanale Time dedica la copertina ai roghi in California e punta il dito in direzione del classico colpevole di ogni nefandezza dei nostri tempi: il cambiamento del clima. Ma non solo. Viene fatto notare che in cinquant’anni la popolazione della California è triplicata e che la metà delle case di questo Stato sono state costruite in aree considerate pericolose per il rischio incendi. Time aggiunge che purtroppo l’esperienza del passato non è mai servita a niente e ricorda che dopo i grandi roghi degli ultimi decenni (nel 1970, nel 1993 e nel 2003) si è sempre tornati a costruire nelle aree a rischio e tutto lascia prevedere che l’errore sarà ripetuto.

Colpevole o meno che sia il clima, le condizioni del tempo sembrano però finalmente prendere una direzione incoraggiante. I venti di Santa Ana, caldi e asciutti, si stanno infatti placando, e le più fresche correnti in arrivo dall’oceano fanno calare le temperature torride dei giorni scorsi. I pompieri hanno dunque un motivo di ottimismo. Hanno però ancora molto lavoro da svolgere. Circa 8.500 case (oltre alle circa tremila già andate in fumo) corrono tuttora il pericolo di essere distrutte, mentre nessuno dei quattro principali incendi che devastano la contea di San Diego è stato finora domato per più del 40 per cento. Il numero totale delle vittime dell’immane disastro è frattanto salito a undici. La Cnn ha mostrato ieri le immagini drammatiche del ritrovamento di due corpi carbonizzati all’interno di un’abitazione distrutta dalle fiamme.

Come si diceva, il presidente Bush è giunto ieri mattina in California per prendere visione di persona dell’area incendiata ed essere aggiornato sulla situazione. Accompagnato dal governatore Schwarzenegger ha effettuato una ricognizione in elicottero e ha incontrato alcuni residenti della contea. «È una triste situazione - ha detto il presidente -. Capisco perfettamente che la gente di qui senta nel cuore un’angoscia profonda. Ma devono sapere che sono davvero in tanti a prendersi cura di loro».

Bush, che ha proclamato nelle contee interessate dagli incendi lo «stato di grave calamità», è arrivato in California inseguito dallo spettro di Katrina, l’uragano che due anni fa devastò New Orleans. Accusato di non aver gestito adeguatamente i soccorsi alle vittime e la ricostruzione della città, sa di dover fornire ben altra prova in questa occasione. Naturalmente non mancano quanti - avendo a che fare con un esponente della destra conservatrice al potere - si dichiarano in anticipo insoddisfatti anche nell’eventualità che in California Bush si dimostri impeccabile. Ecco dunque levarsi da sinistra critiche per l’erogazione di aiuti federali alla bianca e ricca California, proprio quelli che non giunsero per tempo alla Louisiana nera e povera. Per non parlare delle feroci ironie contro il vicepresidente Dick Cheney, filmato mentre sonnecchiava durante la riunione alla Casa Bianca dedicata al disastro californiano.