Incendiano la scuola, denunciati tre minori

Il capobanda ha 15 anni, gli due ragazzi 13: mercoledì hanno dato fuoco con l'alcool alla scuole elementare "Don Gnocchi" di Arese. Scoperti grazie a sei bottiglie di "ginger"

Milano - I carabinieri della stazione di Arese hanno identificato e denunciato tre minorenni, il capobanda di 15 anni e altri due ragazzi di 13, autori dell’incendio che si è verificato la sera del 28 maggio presso la scuola elementare "Don Gnocchi". I ragazzi, tutti ex studenti residenti ad Arese, vengono da famiglie "perbene": sono figli di un operaio, di un impiegato e di un ex dipendente comunale. L’incendio era scoppiato intorno alle 19 di mercoledì scorso: i tre erano entrati a scuola forzando la porta antipanico della sala mensa. Dopo essere saliti al primo piano del’edificio erano entrati in due aule dove, cosparsi di alcool i banchi e gli armadi pieni di libri e documenti, avevano dato fuoco a tutto. L’incendio era stato circoscritto grazie all’intervento rapido dei vigili del fuoco, e non ha avuto gravi conseguenze.

Il ginger Subito dopo sono iniziati gli accertamenti dei carabinieri, che hanno ispezionato la scuola cercando indizi: sul davanzale della finestra accanto alla porta forzata hanno trovato 6 bottigliette di "ginger" analcolico, tre già bevute, oltre a numerosi sputi sul pavimento e sui tavoli. Proprio dai "ginger" sono cominciate le indagini. I carabinieri hanno setacciato tutti i supermercati della cittadina, per verificare se qualcuno ricordasse un acquisto compatibile con la fascia oraria dell’incendio. Un dipendente di un supermercato ricordava tre ragazzini che avevano acquistato 6 "ginger" intorno alle 18 di mercoledì 28 maggio, un’ora prima dell’incendio.

Filmati Le telecamere a circuito chiuso del negozio avevano ripreso i tre nei pressi della casa: i fotogrammi hanno permesso di costruire un primo identikit, diffuso dai carabinieri. I ragazzi erano conosciuti in città e sono stati quindi identificati e convocati in caserma: poco dopo, in lacrime davanti ai genitori increduli, hanno ammesso le loro responsabilità, confermando la dinamica dei fatti, senza però saper motivare il gesto.