Incendio in un campo rom: 4 bimbi carbonizzati

Roma Quattro bambini piccoli sono morti carbonizzati questa sera all’interno della baracca del campo nomadi alla periferia di Roma dove vivevano. Erano stati lasciati soli dai genitori. Le fiamme si sono sviluppate probabilmente da un tizzone di legno usato per riscaldare la baracca. Il loro cognome è Mircea. Il più piccolo ha quattro anni e si chiama Raul; gli altri sono Fernando, di cinque anni, Patrizia, di otto, e Sabatino, di undici. La tragedia è avvenuta in un’area adiacente la statale Appia Nuova, in prossimità del circolo dell’Acquasanta, intorno alle 20,30 di ieri. Immediato l’allarme ai vigili del fuoco, prontamente intervenuti sul posto con diverse squadre, ma non è bastato: quando le fiamme sono state spente ormai non c’era più nulla da fare per i quattro bambini.
Una tragedia a cui i genitori hanno assistito impotenti: quando è divampato il fuoco loro si trovano all’esterno della baracca e sono accorsi ma già troppo tardi per tentare di intervenire, bloccati da un muro di fuoco. Sul posto sono giunti in seguito anche polizia e carabinieri che indagano per capire le origini della tragedia e accertare anche se ci siano responsabilità, anche solo per aver messo i quattro piccoli in una situazione di pericolo fin troppo prevedibile, vista la frequenza con cui accadono fatti del genere nei campi nomadi.
Al loro arrivo, gli inquirenti hanno trovato una situazione di tale panico che nessuno ha saputo dir loro con certezza quante fossero le persone all’interno della baracca e così hanno dovuto avviare una macabra ricerca tra le rovine fumanti. All’appello mancavano infatti diversi altri bambini. Sul posto è giunto immediatamente anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno che ha subito dichiarato: «Maledetta burocrazia, chiederò al governo poteri speciali affinché il prefetto possa realizzare i campi rom autorizzati a Roma». Il campo nomadi in cui si è sviluppato l’incendio è infatti uno dei tanti piccoli insediamenti abusivi che sorgono alla periferia di Roma e non necessariamente in zone degradate.
Le baracche della tragedia di ieri, ad esempio, sono all’interno del Raccordo anulare di Roma e a due passi dal campo da golf dell’Acquasanta, proprietà di un circolo sportivo rinomato ed esclusivo della capitale. Sulla presenza dei campi abusivi da tempo a Roma, come nelle altre grandi città d’Italia è in corso un’accesa polemica tra chi vorrebbe sgomberare gli insediamenti non autorizzati e chi invece invoca le solite ragioni dell’accoglienza a tutti i costi, a prescindere dalle condizioni in cui questa avviene. La conseguenza è che tragedie come quella di ieri, pur così devastanti, rientrano ormai in un’allucinante normalità. Ancora il 27 agosto dell’anno scorso a rimetterci la vita in una situazione del tutto analoga era stato un bimbo di tre anni, rimasto prigioniero nel rogo in un campo nomadi nella zona di Parco dei Medici insieme al fratellino, un neonato che rimase seriamente ferito.