Incendio nella baracca abusiva: morto piccolo rom, gravi i fratelli

da Bologna

Nella capitale degli allontanamenti coatti (71 dall'entrata in vigore del decreto Amato, dati del Viminale) e degli sgomberi, cominciati 3 anni fa tra le polemiche dal sindaco di Bologna Sergio Cofferati, si muore ancora nelle baracche.
Un bambino romeno di 4 anni, Florin Draghici, è la vittima di un rogo che, all'alba di lunedì, ha ridotto in cenere la baracca in cui viveva con i genitori e due fratelli di 6 e 8 anni, trasportati all'ospedale di Padova in prognosi riservata. Hanno ustioni su tutto il corpo ma dovrebbero cavarsela.
La procura di Bologna ha aperto un fascicolo a carico di ignoti per incendio, omicidio e lesioni colpose. A causare la tragedia sarebbe stato l'allacciamento abusivo con un palazzo disabitato: un cavo interrato che portava la corrente elettrica nella baracca e alimentava due stufette, un frigo e una tv, sarebbe andato in corto circuito per un sovraccarico di energia.
Il padre Cristinel, 27 anni, muratore in nero nel Ferrarese, con la moglie Uliana è riuscito a tirare fuori i figli più grandi, ma per Florin non c'è stato nulla da fare. La baracca, una ex legnaia con le pareti in muratura, si trovava in via del Triumvirato, a Borgo Panigale, periferia ovest della città, Accanto, una casa dove vivono quattro famiglie.
I Draghici, erano arrivati in Italia dalla città di Sibiu, in Romania, un anno fa, dopo che una frana aveva distrutto la loro casa. E in questa costruzione di fortuna vivevano da sei mesi. A titolo gratuito, col permesso del giostraio. La famiglia aveva le chiavi per aprire il cancello d’accesso e pagava l'utenza dell'acqua.
«Non ci sono parole efficaci davanti alla morte di un bambino - dice ora il sindaco Cofferati, neo papà -. Quella era una famiglia perbene, non di clandestini (i fratellini più grandi andavano a scuola, ndr) -. Ora spero che il cantiere dove lavora il padre del bimbo morto lo regolarizzi. Il Comune aiuterà la famiglia».
Messaggi di cordoglio sono arrivati dal presidente della Camera Fausto Bertinotti e dal premier Prodi.