Incendio nella baracca, morti due clandestini

I due giovani hanno bevuto pesante per tutta la serata, sembra un paio di bottiglie di whisky, poi hanno fumato e infine sono piombati sulle loro brande. Storditi dall’alcol non si sono accorti dell’incendio che stava divorando la baracca, diventata una trappola mortale. Hanno così perso la vita Cristian e Costantin, ma la loro identità è ancora incerta, e uno di loro avrebbe anche rinunciato a mettersi in salvo per cercare di aiutare l’amico. In base ai conoscenti interrogati dalla polizia, dovrebbero essere romeni, cognati, sui 25/30 anni. Tutte le piste, come sempre in questi casi, sono aperte, ma gli investigatori tendono ad accreditare l’ipotesi della disgrazia causata forse da una sigaretta o un mozzicone di sigaretta.
L’allarme viene lanciato poco dopo le 5.30 di ieri da un passante. I vigili del fuoco si sono precipitati sul posto, un’area in aperta campagna in fondo a via San Dionigi, poco distante dal depuratore di Nosedo e dal campo sosta «storico», dove si è insediato un folto gruppo di nomadi. I soccorsi hanno trovato una baraccopoli, circa venti costruzioni «tirate su» da una piccola comunità di romeni con assi di legno, lamiera, cartone. In mezzo una che ardeva come una scatola di fiammiferi. In breve i pompieri hanno circoscritto le fiamme e poi iniziato a frugare tra le macerie fumanti, trovando i due corpi ormai carbonizzati. Ma anche 5 bombole del gas, che non sono esplose, forse perché ormai completamente svuotate.
Intervengono poi gli agenti delle volanti che riescono nel fuggi fuggi generale - gli ospiti sono quasi tutti clandestini - a identificare un romeno che divideva con le due vittime la baracca: due stanze con in mezzo uno spazio utilizzato come cucina. Un giovane romeno che ha spiegato come i due fossero connazionali, pare cognati, sotto i trent’anni, dal 2004 in Italia clandestinamente, occupati in nero presso una azienda agricola della zona.
Christian e Costantin, spiega ancora l’amico, sabato sera si sono scolati un paio di bottiglie di whisky, poi si sono sdraiati a fumare sulle loro brande. All’alba il forte odore di fumo l’ha svegliato. Ha subito capito che la baracca stava andando a fuoco e quindi si è precipitato fuori. All’esterno, nell’alba livida della campagna milanese, si ritrova con uno dei due amici che gli dice come il cognato non ce l’abbia fatta a fuggire. E, spinto dalla propria generosità, si sarebbe buttato tra le fiamme per cercare di trascinarlo fuori. Purtroppo finiva anche lui intrappolato. L’incendio non ci ha poi messo molto a divorare le pareti e a far crollare tutto in un unico braciere. Il testimone ha anche precisato che l’intera baraccopoli si serve per l’energia elettrica di un generatore spento, per tacito consenso, verso mezzanotte.
L’indagine si sta orientando dunque verso l’evento accidentale e per questo i poliziotti stanno cercando altri testimoni che possano confermare la versione del «coinquilino» dei due morti. Ma anche dare loro un’identità certa. Già pochi minuti dopo il tragico incendio, l’intera baraccopoli era deserta. O meglio, per tutta la giornata gli occupanti si sono tenuti alla larga per timore di essere fermati dalla polizia e rimpatriati perché tutti privi di permesso di soggiorno. Così ieri mattina le baracche risultavano vuote, con le porte aperte dalle quali si intravedono oggetti di uso quotidiano, elettrodomestici, brande, povere cose. Scampoli di una vita che cerca di essere normale, anche lì, in mezzo alla campagna, e in quelle condizioni.