Incendio di Opera, leghista verso il processo

Inchiesta chiusa sul rogo che il 21 dicembre scorso distrusse il campo nomadi di Opera, e destini processuali che si separano per i due politici coinvolti nelle indagini del Nucleo Informativo dei carabinieri.
Sotto tiro, infatti, per il loro ruolo nelle proteste sfociate nell’assalto alla tendopoli, erano finiti il leghista Ettore Fusco e Pino Pozzoli di Alleanza Nazionale. Ma mentre per Fusco la Procura ritiene di avere raggiunto prove sufficienti per il rinvio a giudizio per danneggiamento e incendio, gli indizi raccolti a carico di Pozzoli non sono stati ritenuti sufficienti. Per quest’ultimo, dunque, verrà avanzata una richiesta di archiviazione del procedimento.
Il campo nomadi allestito dal Comune per accogliere provvisoriamente i 77 rom provenienti dall’insediamento di via Ripamonti era stato dato alle fiamme al termine di una delle molte manifestazioni di protesta organizzate da comitati di abitanti del quartiere con l’appoggio del Carroccio e di An. Nelle settimane successive i carabinieri - coordinati dal pubblico ministero Laura Barbaini - avevano raccolto un copioso materiale sull’organizzazione della spedizione punitiva, compresi alcuni filmati in cui comparivano - perfettamente riconoscibili - diversi partecipanti. Così nel marzo scorso la Procura aveva disposto l’iscrizione nel registro degli indagati di quindici persone: Fusco, Pozzoli e altri contestatori tra i ventidue e i sessant’anni presenti al campo al momento dell’incendio. Secondo il pm, si legge nell’avviso di chiusura delle indagini notificato ieri ai difensori di tutti gli inquisiti, Fusco istigò «pubblicamente i presenti a commettere reati». Le posizioni dei singoli indagati sono state esaminate una per una, e al termine di questa verifica la Procura ha deciso di procedere contro Fusco - sul cui telefonino è stato rinvenuto uno dei film girati nel corso del rogo - e altri otto, mentre insieme a quella di Pozzoli verranno archiviate altre cinque posizioni.