Incentivi, Scajola: "No all'auto". Caos in Senato

Stop agli incentivi. Più aiuti per ricerca e innovazione. Questo il piano per lo sviluppo economico illustrato dal
governo a Palazzo Madama: &quot;Gli incentivi non possono divenire la regola&quot;. Caos in Senato tra il ministro e il senatore del Pd Garraffa: <strong><a href="/video/bagarre_senato/id=senato_17_2_2010">guarda il video</a></strong>

Roma - Stop agli incentivi. Maggiori aiuti per sostenere la ricerca e l'innovazione. Questo il piano per losviluppo economico illustrato dal governo questa mattina. "Gli incentivi, per loro natura eccezionali e dunque temporanei, non possono divenire la 'regola' con cui assicurare uno sviluppo stabile e duraturo al settore auto", ha spiegato il ministro dello Sviluppo Economico, Cladio Scajola, nel suo intervento in Senato su Termini Imerese.

Gli incentivi al settore "Sono - ha aggiunto il ministro allo Sviluppo economico - un modo per rinviare il problema, non per risolverlo". "Ecco perché il Governo - ha, poi, spiegato Scajola - ha ritenuto che anche in Italia sia giunto il momento di tornare alla normalità del mercato dell’auto, non rinnovando gli incentivi e intensificando invece il sostegno alla ricerca e all’innovazione". Secondo Scajola, infatti, "sarebbe sbagliato collegare la questione degli incentivi al mantenimento di singoli insediamenti produttivi, perché questo è contrario non solo alla logica economica, ma anche alle norme europee".

Gli investimenti di Fiat in Italia La Fiat ha "confermato la centralità dell’Italia e ha annunciato che destinerà al nostro Paese due terzi degli 8 miliardi di investimenti previsti nel prossimo biennio". Il ministro ha sottolineato che l’esecutivo ha "chiesto alla Fiat di fornirci a breve i piani dettagliati per tutti gli stabilimenti". Secondo Scajola Fiat "ha annunciato che gli stabilimenti auto di Mirafiori, Cassino, Melfi e Pomigliano d’Arco non subiranno riduzioni di capacità produttiva. Su richiesta del Governo, l’azienda ha anzi programmato un aumento della produzione in Italia di quasi il 50%: entro il 2012, il numero delle vetture prodotte nel nostro Paese passerà, quindi, da 650 mila a 900 mila unità l’anno. Un risultato positivo, se consideriamo il contesto di sovrapproduzione mondiale e le notizie di chiusura di stabilimenti anche in altri Paesi europei: cito, per tutti, il caso della Opel di Anversa, con oltre 2.600 lavoratori". La Fiat, ha chiarito Scajola, "ha anche deciso di riportare in Italia, a Pomigliano d’Arco, la costruzione della nuova Panda, che assicurerà il potenziamento dello stabilimento produttivo campano. Abbiamo chiesto alla Fiat di fornirci a breve i piani dettagliati per tutti gli stabilimenti".

Il futuro di Termini Imerese Secondo il ministro dello Sviluppo economico, Termini Imerese "non è un problema solo della Sicilia, ma dell’Italia intera". "Per questo - ha aggiunto Scajola - il governo Berlusconi ne sta seguendo le sorti con il massimo impegno". "Il Governo - ha spiegato il ministro - sta compiendo ogni sforzo per tutelare una realtà industriale di grande rilevanza economica e sociale per la Sicilia e per l’intero Mezzogiorno, assicurandole un futuro quando Fiat cesserà la produzione di auto nel 2012. Questo impegno s’inquadra nell’azione avviata sin dall’inizio della crisi: difendere il sistema produttivo nazionale e l’occupazione con interventi generali, settoriali e specifici, consapevoli come siamo che l’industria rappresenta la grande ricchezza dell’Italia".

Le offerte per lo stabilimento Scajola ha fatto sapere che per Termini Imerese "sono state presentate sinora 14 soluzioni progettuali di riutilizzo del sito, riguardanti diverse tipologie di attività". "Voglio ribadire ancora un volta che il Governo è determinato a garantire la vocazione industriale dell’area, privilegiando i progetti del settore automotive", ha sottolineato il ministro aggiungendo che "altre iniziative nel settore terziario, multimediale, turistico, agroindustriale e logistico, potranno concorrere a supportare i processi di sviluppo dell’area, integrando e non sostituendo l’utilizzo produttivo del sito". "Tra i potenziali investitori vi sono anche imprese straniere e spero che ulteriori manifestazioni di interesse possano scaturire dai contatti avviati anche nel corso delle mie recenti missioni all’estero".

Appello ai Paesi esteri "Per ampliare ulteriormente la gamma delle possibili soluzioni, stiamo poi valutando la possibilità di rivolgere un invito internazionale a tutti i soggetti potenzialmente interessati al rilancio industriale dell’area", ha sottolineato Scajola spiegando che "sono a disposizione 450 milioni di finanziamenti statali e regionali per migliorare le infrastrutture e sostenere la ristrutturazione del polo produttivo". "La situazione è in continua, rapida evoluzione - ha aggiunto - e il governo è fermamente impegnato ad esaminare a fondo ogni possibile soluzione che consenta di salvaguardare i livelli occupazionali, la professionalità dei lavoratori, la capacità produttiva dell’intero territorio. Il 'caso' di Termini Imerese - ha proseguito il ministro - sarà anche un test molto importante per misurare concretamente l’attrattività dei nostri territori, soprattutto nel Mezzogiorno, e per adeguare le nostre normative e procedure all’esigenza di assicurare agli investitori nazionali e stranieri le migliori condizioni di accoglienza".

Bagarre a Palazzo Madama "Lei non si può permettere di dire che un ministro dice bugie! Lei è un maleducato e un bugiardo". E' un urlo quello che esce dal ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola, che interrompe il suo intervento in Aula al Senato per replicare al senatore siciliano del Pd Costantino Garraffa. Garraffa aveva accusato il ministro di dire bugie sulla situazione della Fiat a Termini e sulle iniziative del governo. Il presidente di turno dell’Assemblea, Domenico Nania, dopo aver richiamato energicamente il senatore Garraffa ha sospeso la seduta. "Siamo tutti impegnati, governo, parti sociali e imprese", aveva detto Scajola prima dell’interruzione. "Mi rendo conto - aveva aggiunto, vedendo che montava la protesta dal settore dell’opposizione - che siamo in campagna eletttorale per le regionali".