Incentiviamo la riforma

Un’opposizione che si rispetti può, anzi in alcuni casi deve, riuscire a trovare anche degli elementi positivi nelle proposte governative. L’idea di Romano Prodi di individuare incentivi e disincentivi per trattenere più a lungo i lavoratori al proprio posto e ritardare dunque l’età di pensionamento è ragionevole. Sarebbe sbagliato, sbagliatissimo accodarsi alla sinistra massimalista, che comunque regge il governo del medesimo Prodi, nel criticare l’idea di base. E cioè che è assurdo mantenere l’attuale sistema di quiescenza in vigore in Italia. A ciò si aggiunga una banale considerazione politica: quanto ha reso all’attuale opposizione, quando invece governava, difendere i privilegi dell’Italia sindacalizzata? Poco, pochissimo.
Ci sono varie ragioni, dicevamo, per difendere la proposta prodiana.
La prima è molto banale. Fu proprio il governo Berlusconi ad inventarsi, saggiamente, un sistema di incentivi per rimandare l’età della pensione. Il famoso bonus Maroni prevede una decontribuzione da riconoscere tutta in busta paga, e per di più esentasse, a coloro che fossero rimasti al lavoro nonostante il raggiungimento dell’età pensionabile.
Vi sono poi delle ragioni tecnico-contabili. Oggi spendiamo circa il 15 per cento della nostra ricchezza prodotta in un anno per pagare le pensioni. Queste ultime sono per un pensionato su due inferiori ai 1000 euro al mese. E i dipendenti pubblici in media portano a casa un trattamento doppio rispetto ai privati. A ciò si aggiunga che si dovrà prima o poi procedere ad una revisione in basso dei parametri con i quali calcolare l’assegno per l’aumentata speranza di vita degli italiani. Per farla breve sia lo Stato, sia i cittadini, si trovano sul Titanic. E presto l’iceberg se lo beccano in fronte. Con l’aggravante di esserne perfettamente a conoscenza. Le pensioni, per chi ancora lavora, si debbono riformare. E la via degli incentivi è la migliore perché lascia un margine di libertà ai singoli.
Terza questione: il famoso scalone di Maroni. Il precedente governo, con uno strumento molto efficace per le casse pubbliche ma piuttosto rozzo, ha deciso un innalzamento repentino dell’età pensionabile dal primo gennaio 2008. Una mossa che si deve considerare parte del pacchetto che prevedeva, come già detto, anche degli incentivi. Il governo Prodi incautamente ha detto di volerlo cancellare: eliminando così 9 miliardi di risparmi il primo anno e 4 a regime. Una follia. Per venirne fuori occorre trovare queste risorse da risparmi pensionistici. Sarebbe insano spalmare anche questi maggiori costi sulla collettività con imposte più alte. Ecco dunque che l’ipotesi di lanciare ancora più in alto la palla del disincentivo alla pensione prende corpo.
Dopo una Finanziaria nella quale è rimasto a credere solo il ministro dell’Economia e che comporterà una riduzione della crescita economica per l’anno che sta arrivando, l’aumento delle imposte, nazionali e locali, per la maggioranza degli italiani e la riduzione degli spazi di lavoro flessibile, è difficile credere a questo ritrovato coraggio da parte di Prodi. È difficile pensare che egli sappia resistere all’abbraccio mortale (per la nostra economia) di sindacati e sinistra. Ma l’opposizione farebbe bene il suo mestiere andando a vedere le carte in mano a Prodi. Senza ribaltare il tavolo. Se è un bluff si vedrà.