Incerti Gli indignados tra scheda bianca e protesta

C’è chi vota quasi convinto, chi non vota per convinzione, chi questa volta non vuole votare, chi vota tappandosi il naso: c’è di tutto nella ’Repubblicà di Puerta del Sol nella giornata che vede la Spagna alle urne. Sotto i teloni azzurri dell’accampamento «indignado» più famoso del mondo, nel centro di Madrid, la priorità però è un’altra: trasformare la società, cambiare una democrazia stanca, creare un futuro diverso. Poi si può anche votare. Ma non tutti ne sono convinti. Molti giovani, e meno giovani, della rivolta di Madrid oggi non votano. Per rifiuto di una politica che vede candidati indagati per corruzione in quasi tutte le liste, del «consociativismo» innescato dal bipartitismo «tossico» spagnolo fra Psoe e Pp, della collusione fra politici e banchieri. E fra chi alle ultime politiche ha dato il voto al Psoe di Zapatero, molti non se la sentono più di votarlo oggi, davanti all’esercito dei 5 milioni di disoccupati (il 44% fra i meno di 25 anni). «Io voterò scheda bianca, è il mio modo di protestare» spiega in una delle viuzze del ’suk’ di Puerta del Sol Rakel, 32 anni, disoccupata e attrice. «Oggi destra e sinistra sono la stessa cosa, sanno solo lanciarsi insulti». Anche Andres, elettricista, 29 anni, non dà il suo voto a un partito. «Non voto per non legittimare questo sistema elettorale».