In un’inchiesta la corsa di Hitler all’atomica

da Roma

È la primavera 1944: Mussolini tornato a Gargnano dopo aver incontrato Hitler, chiede a Luigi Romersa (per anni collaboratore del Giornale), un giovane giornalista, conosciuto un anno prima a Roma, di partire per la Germania e di scoprire il più possibile sulla misteriosa «bomba disgregante» di cui gli ha parlato il Führer. È il punto da cui parte il racconto-inchiesta di In missione per Mussolini, il documentario di Vania Del Borgo, con la consulenza storica di Giovanni Sabbatucci, in onda stasera su History Channel alle 21 e giovedì 9 febbraio su Raitre alle 21 per il ciclo La grande storia in prima serata.
Il documentario, realizzato dalla Doclab, nasce da un esperimento produttivo abbastanza inedito della terza rete Rai, Fox International Channels e Istituto Luce che ha aperto i propri archivi e comprato i diritti homevideo (l'uscita in dvd è prevista fra un paio di mesi). Un unione d'intenti per un'opera costata 250.000 euro che ripercorre uno dei capitoli meno conosciuti della II Guerra Mondiale: la corsa agli armamenti della Germania, sulla quale hanno gettato nuova luce le ricerche dello storico Rainer Karlsch, autore del volume Hitlers Bombe.
Lo studioso si concentra sul ruolo del fisico Karl Diebner, un militare, tesserato del partito nazionalsocialista, che a differenza del più titolato premio Nobel Werner Heisenberg, sarebbe riuscito a testare un ordigno atomico rudimentale in almeno due test, tra la fine del 1944 e la primavera del 1945. A uno dei due esperimenti, tenutosi il 12 ottobre 1944 su un isola del Mar Baltico, avrebbe assistito, da un bunker protetto, anche Romersa, oggi ottantottenne, ma ancora lucidissimo, che dopo aver parlato dell'esperienza in alcuni articoli negli anni '50, l'ha di nuovo raccontata in uno dei volumi che ha pubblicato con Mursia Le armi segrete di Hitler (2005).