Inchiesta Enac, il pizzino dell’amico di Bersani porta alla governatrice umbra Catiuscia Marini

Accanto al nome della presidente Pd Catiuscia Marini si parla di 20mila
euro collegati presumibilmente alla sponsorizzazione di <em>Umbria Jazz</em>. L'ex dirigente Pronzato svela: fu Morichini, lobbista di Italianieuropei, a darmi 40mila euro che poi divisi con lui. I voli offerti a D'Alema sarebbero più di cinque

Gian Marco Chiocci - Simone Di Meo

C’è anche il nome di Catiuscia Marini, presidentessa piddina della Giunta regionale dell’Umbria, nei «pizzini» trovati negli uffici di Viscardo Paganelli, il proprietario della linea aerea «Rotkopf aviation» arrestato qualche giorno fa insieme a Franco Pronzato, consigliere d’amministrazione Enac ed ex responsabile del trasporto aereo per il Pd, per una storia di mazzette che rischia di travolgere il partito di Bersani in Liguria, in Umbria e nel Lazio. In questi «pizzini», l’ultimo riferimento alla Marini vedrebbe accostata una cifra di 20mila euro collegata presumibilmente alla sponsorizzazione di Umbria Jazz.
Questi documenti rappresenterebbero, nell’ottica della Procura, il «libro mastro» dei versamenti elargiti dall’uomo d’affari a politici e amministratori per un ammontare complessivo di circa 200mila euro. Ma a che titolo sarebbero stati corrisposti questi finanziamenti? Gli investigatori sono al lavoro proprio su questo nuovo filone, che potrebbe portare a sviluppi rapidi e clamorosi, soprattutto alla luce di un’ammissione di uno dei principali protagonisti dell’inchiesta. Pronzato, infatti, ha ammesso che i 40mila euro associati al suo nome in un altro appunto scoperto durante la perquisizione della società di Paganelli rappresenterebbero una sorta di «gratifica» che il consigliere d’amministrazione Enac avrebbe ricevuto da Vincenzo Morichini, cacciatore di doti della fondazione ItalianiEuropei nonché ex comproprietario della barca di Massimo D’Alema e lobbista specializzato in appalti pubblici, ma in nome e per conto dello stesso Paganelli, per la velocità con cui l’Ente nazionale dell’aviazione civile avrebbe «licenziato» i certificati di abilitazione al trasporto passeggeri del monomotore Cessna per le due rotte dell’Isola d’Elba verso Pisa e Firenze. Soldi che, nell’interrogatorio di garanzia, Pronzato specifica di non aver mai richiesto ma di aver accettato, in due tranche, come dono natalizio e di aver poi, a sua volta, diviso con lo stesso Morichini.
Una condotta sospetta, agli occhi dei magistrati, anche e soprattutto alla luce da un’altra traccia lasciata da un bonifico bancario da 28mila e ottocento euro, pagato ancora una volta da Paganelli, a beneficio di Giuseppe Smeriglio, amico di Pronzato, per una consulenza che in realtà non c’è mai stata. In totale quasi 70mila euro finiti nelle tasche di un consigliere dell’Enac e di un suo compagno come forma di gratitudine per ungere qualche ruota?
Altro filone che si prospetta ricco di novità è quello che riguarda invece i rapporti tra il proprietario della «Rotkopf aviation» e D’Alema, presidente della fondazione ItalianiEuropei e numero uno del Copasir, il comitato parlamentare di controllo sull’attività dei servizi segreti. Secondo gli inquirenti, infatti, non sarebbero soltanto cinque i viaggi offerti a Baffino, nel solo anno 2010, «per situazioni di lavoro circoscritte e particolari», come hanno spiegato dall’entourage dell’ex premier, ma probabilmente molti di più. Una circostanza, questa, che di fatto lega a filo doppio D’Alema al contesto investigativo e al ruolo giocato nell’affaire da Morichini, già indagato per corruzione e frode.