Inchiesta G8 anche all'Aquila, pm Toro se ne va L'uomo della cricca di Veltroni amico di Scalfari

Cade la prima testa nello scandalo degli appalti truccati dei Grandi eventi. Il procuratore aggiunto di Roma (<em>nella foto</em>), indagato insieme al figlio lascia la toga. Indagini anche sui lavori del capoluogo abruzzese. <strong><a href="/interni/luomo_cricca_veltroni_e_architetto_amico_scalfari/18-02-2010/articolo-id=422845-page=0-comments=1">L'uomo della &quot;cricca di Veltroni&quot;</a> </strong>è un architetto amico di Scalfari

Roma - L'inchiesta si allarga. La procura dell’Aquila indaga da tempo su possibili infiltrazioni dei cosiddetti comitati di affari negli appalti sia del terremoto sia del G8 nel capoluogo abruzzese. La notizia, trapelata oggi, è stata confermata dallo stesso procuratore, Alfredo Rossini, che nei giorni scorsi aveva chiesto ufficialmente ai magistrati fiorentini copia degli atti relativi all’inchiesta sui grandi eventi, tra cui il G8 alla Maddalena . "Ci sono tante persone che sono venute e si sono organizzate per fare delle speculazioni truffaldine in questo settore - ha spiegato Rossini - e pure su questo aspetto ci siamo interessati fin dall’inizio. Abbiamo tra l’altro un fascicolo abbastanza consistente, aperto dal mese di agosto".

Il fascicolo L’istanza alla procura di Firenze viene ritenuta importante perché i magistrati aquilani ritengono che ci possano essere collegamenti utili alla loro indagine. Rossini ha spiegato di avere chiesto ai colleghi di Firenze "se, per caso, nell’ambito della loro indagine, come io ritengo, si trovino cose interessanti, riferimenti su cose che noi stiamo già facendo. Se ce le mandano, possiamo lavorare così da guadagnare anche tempo. La mia idea su questo caso è che dovremo lavorare tanto". Il magistrato non ha però commentato neppure oggi le intercettazioni telefoniche dell’inchiesta fiorentina nelle quali si cita il Consorzio Federico II che all’Aquila avrebbe preso appalti e del quale fanno parte tre imprese aquilane e la toscana Btp Spa, coinvolta nell’inchiesta che ha portato all’arresto di quattro persone e all’iscrizione nel registro degli indagati del capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, per corruzione.

Anche Perugia chiede convalida arresti La procura di Perugia ha chiesto al gip del capoluogo umbro di rinnovare la custodia cautelare in carcere per l’imprenditore e i tre funzionari pubblici già arrestati nell’ambito dell’inchiesta dei pm di Firenze per gli appalti legati al G8 della Maddalena. L’istanza ricalca sostanzialmente la misura già chiesta e ottenuta dai pubblici ministeri di Firenze. La richiesta riguarda Angelo Balducci, Diego Anemone, Mauro Della Giovampaola e Fabio De Santis. Nei loro confronti i pm perugini Federico Centrone, Sergio Sottani e Alessia Tavernesi hanno ipotizzato sostanzialmente le stesse accuse già contestate dai magistrati fiorentini. L’inchiesta sugli appalti per il G8 è stata trasferita a Perugia in seguito al coinvolgimento dell’ormai ex procuratore aggiunto di Roma Toro.

Toro lascia la toga Il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro si è dimesso dalla magistratura. Decisivo il coinvolgimento suo e del figlio nell'inchiesta sugli appalti della Protezione civile sui Grandi eventi. E' indagato dalla procura di Firenze (che ieri ha passato le carte ai colleghi di Perugia per competenza territoriale) per rivelazione di segreto d'ufficio. 

Le dimissioni L’atto di dimissioni, comunicato al procuratore della repubblica Giovanni Ferrara, arriverà domani al Consiglio superiore della magistratura e al ministro della Giustizia. Toro ha motivato la decisione di dimettersi per "essere libero di difendere l’onorabilità mia e di mio figlio (a sua volta indagato) e, nel contempo desiderando eliminare ogni ragione di imbarazzo per l’ambiente di lavoro, con grande rammarico, ma con animo sereno, dichiaro la mia volontà di dimettermi con effetto immediato dall’ordine giudiziario". Con le dimissioni decade il procedimento disciplinare nei suoi confronti istruito dalla procura generale della corte di Cassazione. Le dimissioni di Toro sono definitive e irrevocabili in quanto, avendo il magistrato oltre 40 anni di servizio, non hanno bisogno di accettazioni da parte del Csm.