Inchiesta della Gdf Da portinai a strozzini, tre filippini arrestati

Il volto presentabile era quello di un lavoro dignitoso, del permesso di soggiorno e della lunga residenza a Milano. L’altro, il lato oscuro, quello di strozzini. Filippini gli estorsori, filippine le vittime. Un circuito del ricatto chiuso all’interno della comunità asiatica. Denaro prestato con interessi che si aggiravano tra il 60 e il 70 per cento. Con quattro usurai, e - almeno - 112 persone (47 delle quali già identificate) finite nella loro lista nera. Ieri, al termine di un’inchiesta durata un anno, i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria hanno eseguito tre delle quattro ordinanze di custodia cautelare (uno degli indagati è all’estero) firmate dal gip Micaela Curami, su richiesta del pm Ester Nocera. L’accusa è di associazione per delinquere finalizzata all’usura. Altri tre filippini sono stati fermati in serata dalle fiamme gialle.
Un anno fa, la denuncia di una donna. Raccontava di aver chiesto un prestito di 5mila euro il 5 dicembre 2006. In cambio, avrebbe dovuto restituire 1.550 euro al mese per sei mesi, per un totale di 9mila e 300. Troppo. Anche perché gli strozzini avevano «rinegoziato» i pagamenti, facendo lievitare il debito fino ad altri 18mila euro. E aggiungendo le minacce. Avrebbero fatto del male alla sua famiglia se non avesse restituito le somme richieste.
Era solo l’inizio. Le fiamme gialle, infatti, hanno poi scoperto un vero e proprio sistema di usura «etnica» gestito dall’organizzazione criminale e destinato ad alimentare alcuni investimenti immobiliari nelle Filippine. Tutto, sulla pelle dei connazionali. La cui disperazione emerge dalle telefonate intercettate dagli investigatori. Il 19 maggio scorso, una delle vittime - una badante, come molte altre delle donne finite nella rete dell’organizzazione - cerca di prendere tempo. «Non voglio più fare promesse che spesso non riesco a mantenere - dice la donna allo strozzino -, dammi un’altra occasione, per favore puoi aspettarmi lì da voi per il 15 giugno e darò la metà, da poco il mio datore di lavoro ha mantenuto la sua promessa. Abbiate pazienza non ho brutte intenzioni, cercherò di darvi fino a 4mila euro».