Inchiesta Mediatrade, i pm hanno votato: indagato Berlusconi

Chiuse le indagini sul premier per il caso Mediatrade: l’accusa è di appropriazione indebita e frode fiscale Indagato anche Pier Silvio e Confalonieri. Ghedini: "Accuse incredibili e illogiche alla vigilia delle elezioni"

Milano - La Procura di Milano vuole processare nuovamente Silvio Berlusconi. E insieme al Cavaliere vuole portare sul banco degli imputati il suo secondogenito, Pier Silvio, accusato insieme al padre, a Fedele Confalonieri e a altre nove persone per l’affare Mediatrade. L’ingresso di Berlusconi junior nell’indagine è un colpo di scena, perché finora il vicepresidente di Mediaset non sapeva nemmeno di essere sotto inchiesta per questa vicenda. Secondo le tesi della Procura, i prezzi d’acquisto dei diritti per trasmettere sulle reti del Biscione i film della Paramount e di altre major hollywoodiane sarebbero stati robustamente gonfiati, e la cresta sarebbe poi tornata in buona parte nella disponibilità dei vertici di Mediaset, con la conseguenza da una parte di depauperare le casse sociali e dall’altra di ingannare il fisco. L’atto di fine indagini firmato dal pm Fabio De Pasquale - che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio - indica in cento milioni di dollari l’importo approssimativo dell’affare.
Silvio Berlusconi è indagato per frode fiscale e appropriazione indebita, Pier Silvio e Confalonieri solo di frode fiscale. L’atto notificato ieri sera ai difensori, composto di appena 9 pagine, non indica le fonti di prova e non entra nel merito delle posizioni dei singoli. Non indica, cioè, come la Procura ritiene di essere arrivata ad individuare una responsabilità personale e diretta dei due Berlusconi e di Confalonieri nelle operazioni illecite. Ma gli indagati hanno venti giorni di tempo per esaminare l’imponente mole di materiale messa a loro disposizione e per chiedere di produrre documenti o farsi interrogare. Poi il pm De Pasquale potrà chiedere il rinvio a giudizio.

L’inchiesta su Mediatrade - come pure quella sui diritti tv, per la quale il presidente del Consiglio è già sotto processo, di cui questa è una costola - ruota intorno alla figura di Frank Agrama, l’ex regista italoamericano divenuto uno dei più importanti mediatori mondiali di diritti cinematografici, che la Procura indica come il «socio occulto» del Cavaliere. Nel capo A9, l’accusa di appropriazione indebita, si legge che «Frank Agrama, titolare delle società Harmony Gold, Wiltshire Trading, Melcher e Olympus Trading e socio occulto di Silvio Berlusconi» e «Silvio Berlusconi, quale azionista di riferimento, azionista di maggioranza (tramite Fininvest) e titolari di poteri di fatto sulla gestione di Mediaset spa» «in concorso tra loro, operando all’interno di un sistema di frode, utilizzato dalla fine degli anni ’80, in forza del quale i diritti di trasmissione forniti da Paramount e in misura minore da altri produttori internazionali, invece che direttamente dai fornitori venivano acquistati da Mediaset a prezzi gonfiati per il tramite di società di comodo riconducibili a Frank Agrama», «si appropriavano di una parte rilevante delle somme trasferite da Mediatrade, e dal 2003 da Rti, alla società Olympus Trading», per un totale di circa 34 milioni di dollari.

Nel capo C, relativo all’accusa di frode fiscale, si legge che Berlusconi, insieme a Pier Silvio «quale presidente di Rti e vicepresidente di Mediaset» e a «Confalonieri Fedele quale presidente di Mediaset dall’aprile 2003» «con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso e al fine di evadere le imposte sui redditi» utilizzavano fatture delle società di Agrama «recanti l’indicazione dei corrispettivi in misura superiore a quella reale» e «indicavano nelle dichiarazioni fiscali consolidate di Mediaset spa elementi attivi inferiori al reale». In questo modo, secondo l’atto della Procura, sarebbero stati fatti sparire dai bilanci di Mediaset tra il 2005 e il 2008 attivi per un totale di 8 milioni e 196mila euro.
Commenta Nicolò Ghedini, capo dello staff difensivo del premier: «Le contestazioni mosse hanno dell’incredibile sia per il contenuto delle stesse sia per gli anni a cui si riferiscono, periodo in cui Silvio Berlusconi non aveva la benché minima possibilità di incidere sull’azienda. Estendere l’incolpazione a Pier Silvio Berlusconi, colpevole evidentemente di essere figlio di Silvio Berlusconi, è poi del tutto sconnesso da qualsiasi logica e da qualsiasi realtà fattuale essendo già da tempo dimostrata in atti, con documenti e testimonianze, la sua totale estraneità ai fatti contestati. L’ennesimo procedimento, che non potrà che risolversi in una declaratoria di insussistenza dei fatti, alla vigilia di una delicata competizione elettorale e proprio quando si stanno discutendo le riforme della giustizia, non può non destare una straordinaria indignazione».