Inchiesta P4, bufera su Tremonti I pm: Milanese paga la sua casa

Per la Procura di Napoli l'ex consulente rivelava notizie in cambio di costosi regali. I rapporti finanziari tra Tremonti e il suo ex braccio destro sono poco chiari: l'immobile dato in locazione a Milanese per 8.500 euro al mese. In serata il ministro dell'Economia assicura: "Lascio subito l'appartamento per motivi di opportunità"

Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica

Roma - Un’altra ordinanza d’arresto targata Napoli atterra a Montecitorio, diretta all’ex consigliere politico di Giulio Tremonti, il parlamentare del Pdl Marco Milanese. Ma se il provvedimento del gip Amelia Primavera (che accoglie la richiesta del pm Vincenzo Piscitelli) contesta corruzione, associazione per delinquere e rivelazione di segreto d’ufficio all’ex braccio destro del ministro dell’Economia, l’ordinanza tira in ballo lo stesso Tremonti. In serata lo stesso ministro ha annunciato che ha già lasciato la casa già ieri sera «per motivi d’opportunità: «La mia unica abitazione è a Pavia».
Raccontando, nel capitolo relativo alle esigenze cautelari, che proprio Milanese paga l’affitto della casa cui vive, nel centro storico di Roma, il titolare di Via XX settembre. «Detto immobile - scrive il gip - è stato infatti concesso in locazione a Milanese per un canone mensile di 8.500 euro, ma viene di fatto utilizzato dal ministro Tremonti». Il giudice sembra scettico all’ipotesi che si tratti di un escamotage per «esigenze di riservatezza connesse al ruolo istituzionale», poiché «la circostanza è stata di fatto resa nota al locatore, all’impresa esecutrice dei lavori, al portiere dello stabile, agli organi preposti alla sicurezza, etc». E prosegue definendo «assolutamente poco chiari» i rapporti finanziari tra Tremonti e l’ex braccio destro, «atteso che Milanese paga mensilmente un canone molto alto, il cui complessivo ammontare rispetto alle rate già pagate risulta di oltre centomila euro», e che «le fonti di rimborso da parte del beneficiario Tremonti non risultano dall’esame dei conti (di Milanese, ndr) esaminati dal Ctu, il quale riferisce di non aver rinvenuto assegni o bonifici provenienti da Tremonti». C’è traccia di un solo assegno di 8mila euro emesso dal ministro in favore di Milanese a febbraio 2008, che per il gip però «attiene evidentemente ad altra partita economica». L’ipotesi degli inquirenti, nemmeno troppo velata, è dunque che Milanese paghi per chissà quale motivo il fitto a Tremonti. Sempre nelle 72 pagine dell’ordinanza, si fa riferimento all’interrogatorio del ministro con i pm Woodcock e Curcio, poi «girato» a Piscitelli che l’aveva già interrogato a gennaio. Nell’ultimo verbale, oltre a dettagli più rilevanti per l’inchiesta sulla P4, come le «cordate» interne alla GdF «in vista della prossima nomina del comandante generale», Tremonti avrebbe «riferito che il Milanese sia tuttora in stretto contatto con quei vertici (delle Fiamme Gialle, ndr), avendo appreso dagli stessi quanto poi riferito al ministro (Tremonti, ndr) e oggetto del colloquio tra lo stesso e il presidente del Consiglio Berlusconi».
Se l’inchiesta arriva a lambire il ministro dell’Economia, è per il suo storico consigliere, sbarcato a Montecitorio nel 2008, che la procura di Napoli chiede alla Camera l’arresto. Milanese è accusato di aver chiesto e ottenuto soldi, «regali» di lusso (orologi, automobili e viaggi) e altri vantaggi a un imprenditore nel settore finanza e assicurazioni, Paolo Viscione, fornendogli in cambio informazioni coperte da segreto su indagini delle procure di Roma e di Napoli che riguardavano lui e le sue società.
Proprio Viscione, che con i pm sostiene di aver pagato 450mila euro in contanti a Milanese per le «dritte» sull’ultima indagine, è il grande accusatore dell’ex consigliere di Tremonti (dimessosi il 28 giugno). Al punto che, quando Milanese a febbraio 2010 comunica all’imprenditore che è sotto intercettazione, quest’ultimo parla di proposito al telefono dei suoi rapporti con il deputato, accennando anche all’«orologio di Tremonti». Che sarebbe uno dei tre orologi (un Frank Muller da donna, due Patek Philippe da uomo) per un valore di 50mila euro che Viscione avrebbe pagato a una gioielleria romana per conto di Milanese, che a sua volta, ritirandoli, secondo lo stesso gioielliere, «disse che uno dei due orologi da uomo era per il ministro Tremonti». Gli altri «benefit» che Viscione, a quanto lui stesso sostiene negli interrogatori, avrebbe assicurato a Milanese sono una Ferrari Scaglietti (con leasing da 5mila euro al mese che «io pagavo», mette a verbale l’imprenditore), una vacanza a New York insieme alla portavoce di Tremonti, Manuela Bravi, e «a De Sica, Ferilli e con quello lì, Cattaneo». C’è poi la vendita di una barca. Una storia che secondo il gip rientra nelle «modalità simulatorie» utilizzate da Milanese per incassare «corrispettivi illeciti». In pratica il deputato, proprietario di una barca, avrebbe chiesto a Viscione di aiutarla a venderla. Quest’ultimo avrebbe presentato al consigliere di Tremonti un manager, Fabrizio Testa, del Cda dell’Enav, e Milanese e Testa avrebbero trovato un accordo per cui il primo «aveva “promosso” la nomina di Testa quale presidente di Tecnosky», e in cambio la barca sarebbe stata comprata da una società, la Eurotech, per un prezzo «di molto superiore a quello di mercato». Storia simile, secondo gli inquirenti, quella che ha al centro alcune compravendite di case in Costa Azzurra, e per la quale il gip ha mandato ai domiciliari il sindaco di Voghera del Pdl, Carlo Barbieri, e il commercialista Guido Marchese. In pratica i due avrebbero «simulato» l’acquisto di proprietà immobiliari a Cannes di Milanese per giustificare esborsi finanziari che, secondo il gip, erano invece il corrispettivo per le nomine che Milanese avrebbe garantito loro in società partecipate dal ministero dell’Economia, «quali Sogin Finmeccanica (...) Otomelara ed Ansaldo Breda». Così, anche se la compravendita immobiliare c’è effettivamente stata, secondo gli inquirenti l’ipotesi è «di un rapporto di concordata corrispettività tra quegli incarichi (...) e quei pagamenti». A confermare la «sponsorizzazione» di Marchese e Barbieri, secondo il gip, anche le dichiarazioni del manager di Finmeccanica Lorenzo Borgogni.