Inchiesta Dal Parlamento ai sindacati, ecco i nuovi Faraoni

Dopo la Casta ecco i Faraoni, i potenti d’Italia, o «gli eterni signori del potere puibblico» come li definiscono Aldo Forbice e Giancarlo Mazzuca in I faraoni. Come le mille caste del potere pubblico stanno dissanguando l'Italia (Piemme, pagg. 308, euro 17,50). Dove stanno i Faraoni d’Italia? I due autori ne danno una mappa precisa. Gli «Intoccabili» della pubblica amministrazione (ma non solo) si annidano nei palazzi della politica, dalla presidenza della Repubblica al Parlamento, dalle Regioni alle Province, dalle comunità montane fino alle circoscrizioni comunali.
Ma Faraoni sono anche quelli del Cnel, un organismo corporativo, assurdamente costoso e altrettanto inutile, che comprende rappresentanze di tutte le parti sociali, dal Governo alla Confindustria, dalle organizzazioni sindacali a Confartigianato, Confagricoltura e Confcommercio. Oppure nella casta dei sindacati e nelle gigantesche strutture delle associazioni di categoria. Nella casta di enti, organi e autorità di sorveglianza: dal Consiglio di Stato, alla Corte dei conti, al Csm. Nella casta delle università pubbliche, dei concorsi e delle baronie accademiche. Il saggio di Forbice (vicedirettore del giornale radio Rai e conduttore su Radio1 di Zapping) e Mazzuca (ex direttore di Qn e Resto del Carlino, ora parlamentare del Pdl) denuncia come le «mille caste del potere pubblico stiano dissanguando» l’Italia.
Dopo le elezioni politiche del 2008 non è cambiato «praticamente nulla», dicono gli autori, rispetto ai tagli alle spese pubbliche promessi. Lungo l’elenco delle cose rimaste invariate nel quale figurano gli stipendi dei parlamentari, che anzi sono saliti e quelli degli impiegati, funzionari e dirigenti degli enti locali e delle Regioni. «Non solo - spiegano Forbice e Mazzucca - il ragioniere di Montecitorio ora guadagna 20mila euro l’anno più del presidente della Repubblica, il cui emolumento «congelato» dal 1999, è fermo a 218mila euro lordi. L’ex ministro dell’Economia Padoa-Schioppa, «aveva stilato - ricordano i due autori - una lista di 130 enti da sopprimere, ma dopo pressioni infinite di politici, sindacati e altri amici potenti dei suddetti enti, nella Finanziaria 2008 ne furono inseriti solo 11. Col governo Berlusconi la cifra è diventata 14». Avanti dunque con le forbici, o peggio per tutti.