"Inchiesta sbagliata, non sono colpevoli"

Roma - Un puzzle tagliato male. O forse con i pezzi sbagliati. Gli avvocati difensori dei sei arrestati per pedofilia a Rignano Flaminio concordano tutti sulla fragilità dell’inchiesta. E sottolineano come i rispettivi assistiti respingano con sdegno l’etichetta di «orchi» che persone fino a ieri stimatissime si ritrovano addosso. Rigettando le accuse («I miei assistiti non hanno mai commesso queste schifezze», ha detto venerdì Franco Coppi, che difende la maestra Patrizia Del Meglio e suo marito Franco Scancarello), e confutando punto per punto la ricostruzione della procura laziale.
Ieri, per esempio, Ettore Iacobone, legale del benzinaio cingalese Kelum De Silva, ha ipotizzato che il suo cliente sia vittima di un «tragico errore di persona», ricordando che solo due delle testimonianze indirette dei bimbi lo chiamano in causa. E ogni volta usando un nome diverso: Maurizio e poi Giovanni. E, anche se l’ordinanza del gip, ricostruendo i fatti, assegna al cittadino dello Sri Lanka il ruolo di «autista» dei bambini nel tragitto tra l’asilo e le case dove i piccoli avrebbero subito gli abusi, Kelum non avrebbe nemmeno la patente. Peraltro, riprende l’avvocato, «De Silva non conosceva nessuna delle altre persone coinvolte». Sulla mancanza di elementi che provino l’esistenza di un’organizzazione strutturata ha concordato anche il gip, rigettando, per quella parte, la richiesta del pm. Non sarebbero emerse conversazioni interessanti ai fini dell’indagine nel periodo in cui i telefoni degli indagati erano sotto controllo.
«E dai tabulati - spiega il legale della maestra Silvana Magalotti, Giosuè Naso - si vedrà anche che gli arrestati tra loro nemmeno si telefonavano». La sua assistita, spiega il legale, avrebbe ricostruito che nell’asilo c’erano almeno 31 persone che si sarebbero senza dubbio accorte di una «fuga» non autorizzata di maestre con bambini dalla scuola nel corso dell’orario di lezione. E alla procura che ipotizza che le insegnanti uscissero di nascosto dalla porta vicino alla mensa replica: «Ci sono almeno tre case che si affacciano su quel viottolo, altro che posto sicuro e segreto».
Proprio l’episodio della vigilessa che avrebbe sorpreso un gruppo di bimbi camminare su quel sentiero venendo dall’asilo, indicato dal gip come prova che «i minori bene potevano e si sono allontanati tranquillamente da soli dalla scuola», per i difensori è invece una «prova che scagiona», perché dimostra come i bambini non potessero passare inosservati da quella strada.
Gli avvocati si preparano dunque ad attaccare. Anche svolgendo indagini difensive. Già ascoltato il gestore del distributore Agip di Rignano, datore di lavoro del cingalese, che avrebbe escluso che a Kelum De Silva fosse consentito lasciare la pompa di benzina nelle ore in cui sarebbero avvenuti gli abusi, e cioè quelle in cui l’asilo era in funzione. E anche sul dettaglio del narcotico ritrovato nei capelli di due bambine vengono contestate le conclusioni dell’ordinanza, che rileva come «non risulta» che i genitori delle piccole facessero uso di medicinali con benzodiazepine. «Mi risulta che una delle madri delle bambine positive all’esame tossicologico assumesse un farmaco compatibile con le tracce ritrovate sulle piccole, e dunque il risultato di quell’esame non proverebbe che i bambini sono stati narcotizzati».