Inchiesta su un giro di truffe: arresti tra le forze dell’ordine

da Campobasso

È uno scandalo che fa paura. È il segno di un anti-Stato nel cuore dello Stato. È stato scoperto un «buco nero» nell’apparato della polizia giudiziaria molisana dopo quello che ha inghiottito risorse e diritti nella Sanità nella zona costiera della regione: è questo il senso dei nove arresti eseguiti ieri mattina nei confronti di otto esponenti delle forze dell’ordine, tra cui il comandante provinciale dei Carabinieri di Campobasso, e un avvocato. I reati ipotizzati nelle centinaia di pagine dell’ordinanza sono associazione per delinquere, truffa continuata, falsi in atto pubblico, peculato, rivelazione di segreti d’ufficio. L’inchiesta, che coinvolge anche alcuni indagati, avrebbe scoperto un «corpo separato» nella sezione di Polizia Giudiziaria presso la Procura di Larino: il procuratore Nicola Magrone parla apertamente di un gruppo a sua volta «collegato direttamente a uno dei più terribili centri di potere e di malaffare annidatosi nelle istituzioni del Basso Molise». Ci sarebbe stato insomma chi, nelle stanze accanto al suo ufficio, lavorava «non alle dipendenze» ma «contro la Procura»: un sodalizio «autogestito, autoreferenziale, soggetto a un vincolo di solidarietà reciproca, strutturato su scala gerarchica».
Nel complesso «una vera e propria lobby» capace, secondo Magrone, «di far propri interi comparti istituzionali, occupandone i gangli vitali, dalla Asl al Comune di Termoli, ed estendendo le proprie infiltrazioni in variegati settori, dagli appalti alle assunzioni presso enti pubblici». Si e dunque aperto un secondo filone dell’inchiesta «Black Hole» («buco nero»), che smantellò i vertici della Sanità nel Basso Molise ipotizzando una gestione «personalistica» nella sanità pubblica a Termoli: nel febbraio 2006 undici persone furono arrestate e 23 indagate tra medici, imprenditori, politici e rappresentanti di aziende fornitrici di macchinari.
Le indagini erano iniziate per caso, nel 2003, dal ritrovamento di un ecografo dell’ospedale cittadino nello studio privato del primario di Ginecologia, Patrizia De Palma, moglie dell’allora sindaco di Termoli ed ex-deputato Udc Remo Di Giandomenico, rimasto per mesi ai domiciliari per la stessa inchiesta. In manette stavolta sono finiti anche il colonnello Maurizio Coppola, dal 2005 comandante provinciale dei Carabinieri del capoluogo molisano; Ugo Sciarretta, ex comandante della Polizia Municipale di Termoli, già arrestato l’anno scorso in ambito «Black Hole»; e l’avvocato Ruggero Romanazzi: ex carabiniere, è uno dei legali dell’ex deputato Di Giandomenico. Al centro dell’inchiesta ci sarebbe una sistematica rivelazione del segreto d’ufficio: gli arrestati avrebbero agito, a vario titolo, con l’obiettivo di occultare alcune prove degli illeciti nella gestione della sanità molisana. Un buco nero istituzionale.