Inchiesta sui derivati, le banche finiscono nel mirino della Procura

Non c’è solo la delibera della Corte dei conti. Anche la Procura continua le indagini sui contratti derivati firmati dal Comune con quattro banche d’affari. E le banche, negli ultimi mesi, sono finite sotto la lente degli inquirenti.
Il fascicolo in mano al pubblico ministero Alfredo Robledo, che ipotizza il reato di truffa aggravata, resta ancora a carico di ignoti. Ma è indubbio che l’attenzione degli investigatori del Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza si sia concentrata proprio sugli intermediari che hanno proposto, confezionato e venduto a Palazzo Marino un «pacchetto» finanziario giudicato «a rischio» anche dai magistrati contabili. Ieri, inoltre, il pm Robledo ha acquisito il documento redatto da via Marina, nel quale si sottolinea il pericolo di collasso per il Comune che «è andato crescendo» con gli anni, la «possibile esistenza di un conflitto di interessi» attribuibile alle banche, due delle quali - Deutsche Bank e Ubs - «negli ultimi mesi hanno omesso ogni comunicazione» sull’evoluzione del mercato «nonostante le formali e specifiche richieste» avanzate dall’Amministrazione.
Ma c’è anche un altro fronte. Quei contratti, infatti, sono stati firmati da Palazzo Marino senza un’analisi sulla «valutazione di convenienza», lasciata invece agli intermediari. «Maggiori cautele - scrivono i magistrati contabili nella delibera depositata giovedì - avrebbero dovuto assistere la valutazione di convenienza che, neppure in prima battuta poteva essere rimessa alle banche arrangers, ma avrebbe dovuto essere effettuata direttamente dall’Ente, anche con l’ausilio di operatori finanziari specializzati». La Procura, dunque, intende verificare se si sia trattato solo di «imprudenza», o ci siano responsabilità ascrivibili a funzionari pubblici per accordi che rischiano di mettere in crisi «la gestione della future risorse» del Comune.