Inchiesta sui rimborsi: ecco gli affari d’oro dell’immobiliare Di Pietro

Accertamenti del Gip sulla società dell’ex pm che ha acquistato case per quasi due milioni di euro, poi affittate all’Idv. Il sospetto dell’ex braccio destro Di Domenico: quei soldi vengono dai fondi elettorali

Gian Marco Chiocci e Luca Rocca

da Roma
Si chiama «Antocri» la società che negli ultimi tempi sta togliendo il sonno ad Antonio Di Pietro e al gip di Roma chiamato a decidere sul rinvio a giudizio del ministro delle Infrastrutture indagato per truffa, falso, appropriazione indebita. È intorno a questa Srl immobiliare, infatti, che si muove l’inchiesta della magistratura romana scaturita dalle rivelazioni di uno dei soci fondatori dell’«Italia dei Valori», l’ex braccio destro di Tonino, Mario Di Domenico. L’immobiliare «Antocri» (acronimo ideato con le iniziali dei tre figli dell’ex pm, Anna, Toto e Cristiano) ha una particolarità non da poco: come socio unico ha Antonio Di Pietro. È stata costituita a Bergamo nel 2003 - 1 aprile - all’indomani del giallo sulle presunte firme false apposte sull’atto che ha certificato l’approvazione del bilancio prodromico all’ottenimento dei finanziamenti pubblici.
TUTTO IN CASA
Del suo cda, almeno fino al luglio 2006, faceva parte Silvana Mura, deputata-tesoriera dell’Idv mentre amministratore unico è Claudio Belotti, compagno della Mura. La particolarissima storia dell’«Antocri» corre lungo i medesimi binari dell’«associazione» «Italia dei Valori» creata nel settembre del 2000 e inizialmente composta da tre soci: appunto Di Pietro, che ne diventa presidente, Di Domenico, segretario, e la Mura, tesoriera. Per la sua associazione politica, che ha incassato oltre 22 milioni di euro dallo Stato come rimborso elettorale, Di Pietro ha voluto uno statuto di ferro, più volte modificato, che gli ha consentito un’ampia libertà di manovra. Dopo soli tre anni, infatti, nel novembre 2003 l’ex pm si ritrova socio unico dell’«associazione Idv», proprio come in «Antocri». Un solo nome, lo stesso, per la Srl immobiliare e per il partito senza prestare particolare attenzione ad un conflitto di interessi che via via si faceva palese. C’è chi prova ad opporsi a questo modo di fare. Uno è Mario Di Domenico, che a suo dire sarebbe stato messo da parte dopo aver denunciato la gestione anomala del fondo dell’Idv.
SOCIO UNICO
Stando agli atti depositati in procura da Di Domenico, l’ex pm sarebbe rimasto socio unico dell’Idv per più di 7 mesi, e ciò in barba alla legge che prevede l’estinzione dell’associazione qualora questa resti con un solo socio per più di due mesi. Ed inoltre Di Pietro avrebbe sostanzialmente modificato lo statuto di modo che l’originario progetto associativo «plurale aperto» non fosse più possibile in questa situazione di conflitto d’interessi determinata dal suo socio unico. Se la premessa fosse vera, le conseguenze per l’Idv sarebbero pesanti. Tant’è. Nel luglio del 2004 Di Pietro si farà affiancare da Susanna Mazzoleni, moglie e madre di due dei suoi tre figli, e dall’immancabile Mura. Sostanzialmente non cambia nulla. Tranne il fatto che ora nessuno potrà più mettere bocca negli affari di Tonino. Da qui cominciano le stranezze. «Antocri» ha un capitale sociale molto modesto: appena 50mila euro. Nonostante ciò gli acquisti messi a bilancio sono sorprendentemente alti. La sede dell’«Idv» - ad esempio - all’inizio risulta a Busto Arsizio ma dopo qualche anno viene trasferita a Milano, e precisamente in un appartamento di nove vani nella centrale via Casati. L’immobile appartiene al gruppo Pirelli Re, ma poco tempo dopo viene acquistato proprio dall’«Antocri». Dunque l’«Idv», che ha come socio unico Di Pietro, paga l’affitto all’«Antocri» dello stesso Di Pietro. L’ipotesi investigativa è che paghi l’affitto a se stesso con i soldi dello Stato (provenienti dai finanziamenti elettorali). Non solo.
La Srl del ministro compra anche dieci vani nella capitale, in via Principe Eugenio. E l’Idv ci trasferisce la sede. Ancora una volta il partito di Di Pietro paga l’affitto alla società di Di Pietro. Il valore degli immobili è cospicuo: 1 milione 788mila euro. Le cifre del mutuo che pesano sulle fragili spalle dell’«Antocri» e con le quali il suo plenipotenziario acquista le due importanti sedi, le si possono leggere sul bilancio del 2005: 276mila euro per quello milanese, sottoscritto nell’aprile del 2004; 385 per il mutuo romano, stipulato nel giugno del 2005. Totale: 661mila euro da versare alla Bnl. Al Gip Di Pietro ha detto che la metà per l’acquisto di questi due appartamenti l’ha conferita personalmente. Nel bilancio 2006 Antocri risulta un prestito del socio unico per circa 1milione 200mila euro.
PRESTITO A SE STESSO
Di Pietro, quindi, avrebbe prestato i soldi a se stesso. Ma da dove provengono questi denari accumulati nel breve periodo 2003-2004? Di Domenico ha chiesto al gip di appurarlo. Tornando ai due mutui, questi scadranno nel 2019 il primo e nel 2015 il secondo. Si suppone, dunque, che gli interessi saranno onerosi. Si suppone anche che queste cospicue somme saranno riscattate con l’affitto versato dall’«Idv» all’«Antocri», visto che questa non ha introiti provenienti da altra sconosciuta attività. E ci risiamo: da dove saltano fuori i soldi con i quali una società con un capitale di soli 50mila euro è riuscita ad acquistare immobili così costosi? È qui che solo ora il gip fa accertamenti dopo la curiosa richiesta d’archiviazione del pm arrivata a solo una settimana dall’iscrizione nell’apposito registro degli indagati del ministro. Dunque, il sospetto di Di Domenico è che l’«Antocri» abbia stornato il denaro dai rimborsi elettorali dell’«Idv». Quello che si sa è che nel 2003 il «socio unico» Di Pietro versa alla sua Srl 100mila euro come «prestito infruttifero», l’anno dopo altri 300mila euro e nel 2005, 783mila euro, per un totale di 1 milione 183mila euro in contanti, in soli tre anni. Ma leggendo bene i documenti contabili si scopre un’altra cosa, e cioè che nel 2001, grazie alle tornate elettorali, il partito del gabbiano comincia a incassare i primi denari: circa 250mila euro di rimborsi elettorali come anticipo, più 400mila euro, rateizzati, nei successivi quattro anni. A questi si aggiungono altri 2 milioni di euro nel 2002. Nel 2003, l’anno di nascita di «Antocri», le casse del partito sono piuttosto piene, anche perché ai soldi degli anni precedenti vanno ad aggiungersi altri 2 milioni e mezzo di euro. Nel 2006 l’«Idv» riceve altri 10 milioni e 726mila di euro per le elezioni politiche, che aggiunti a quelli degli anni precedenti, fanno oltre 22 milioni. Il destino di tutti questi quattrini è, dunque, nelle mani di un solo uomo: Antonio Di Pietro.
IMMOBILIARE DI FAMIGLIA
Quando a Di Domenico, assistito dall’avvocato Roberto Ruggiero, gli è stato chiesto se secondo lui l’«Antocri» abbia acquistato i costosi immobili coi soldi dei rimborsi elettorali, l’interessato ha risposto: «Lo sospetto». Precedentemente, però, l’ex uomo ombra di Di Pietro era stato ben più loquace: «La Antocri è una sorta di immobiliare di famiglia, sottocapitalizzata, senza dipendenti, senza mandati immobiliari, senza niente. Ma con un patrimonio da far già invidia a chiunque nel settore». Al di là della decisione che il gip sarà chiamato a prendere su Di Pietro, dalla lettura degli atti giudiziari e dei bilanci dell’«Idv» e della «Antocri» traspare un comportamento eticamente e moralmente non immune da critiche. «Abbiamo passato anni ad attaccare Berlusconi per i suoi macroscopici conflitti d’interesse - ha dichiarato l’ex deputato dell’Idv, Elio Veltri - ed ora ce ne troviamo in casa uno grande come una portaerei».