Inchiesta sul gioco di squadra McLaren

Era nell’aria. E avrebbe dovuto restare solo nell’aria. Invece, vuoi l’apriti cielo intonato Oltremanica per la vittoria McLaren a Montecarlo che poteva essere del britannico Lewis Hamilton e invece è stata dell’iberico Alonso (un bookmaker irlandese sta risarcendo chi aveva puntato su Lewis), vuoi la necessità politica di far vedere che la Federazione vigila comunque e sempre, ecco che nella tarda mattinata di ieri la Fia ha tuonato contro il team inglese. Motivo: il dubbio atroce che ad Hamilton sia stato negato il successo. Tradotto: sono stati impartiti i famigerati ordini di scuderia. Quelli diventati illegali dopo il fattaccio di Zeltweg, quando Barrichello, all’ultimo giro, fu costretto a cedere la vittoria a Schumi. Fino ad allora erano quasi alla luce del sole: ricordare, per credere, Jerez ’97, quando via radio la Williams disse a Villeneuve, ormai trionfatore nel duello mondiale contro Schumi, di far vincere Hakkinen su McLaren. Doveva ricambiare l’aiutino dato in gara dal finnico nel complicare la corsa del tedesco.
Resta il fatto che gli ordini di scuderia vengono costantemente applicati, basta non farsi scoprire: è sufficiente che il pilota rallenti un poco alla volta e il compagno lo vada a passare con rimonta epica; o che un meccanico inciampi in una vite più dura ed ecco che si perdono secondi preziosi. In Cina, lo scorso anno, Fisichella, secondo, perse istanti preziosi sul finire della gara e venne ripreso e passato da Alonso in lotta per il titolo. Le prove di tutto questo? Ma che diamine, non esistono!
Detto questo, il regolamento ora cita quanto segue: «Sono vietati gli ordini di scuderia che interferiscano con il risultato della gara... Ogni condotta fraudolenta o atto che pregiudichi gli interessi della competizione». In qualche modo, con la sosta anticipata rispetto al previsto di Lewis Hamilton (il team temeva la safety car che avrebbe impedito il rifornimento scombinando la strategia e addio doppietta, ndr), la McLaren avrebbe congelato le posizioni influenzando il risultato finale. La Fia dice: «Abbiamo aperto un’inchiesta per far luce su una possibile infrazione». Il team, che rischia una multa o un penalizzazione, ribatte: «Siamo sereni... Le decisioni prese sono completamente in conformità con il regolamento». E Ron Dennis in persona: «La strategia di un team è qualcosa che applichi per vincere la corsa, un ordine del team è qualcosa che invece manipola la gara. E noi non abbiamo fatto mai nulla del genere senza che ci fossero delle circostanze eccezionali. Ad esempio nel ’98, con Hakkinen che per un nostro errore rientrò nel box e io decisi di invertire le posizioni (fra lui e Coulthard) perché non era giusto che Mika perdesse la corsa... Per quel caso e per Montecarlo ho la coscienza a posto».