«Un’inchiesta sulla situazione all’Umberto I»

Il Policlinico Umberto I continua ad essere nell’occhio del ciclone. Ieri assemblea in aula magna indetta dalla Cgil, Cisl e Uil per parlare del fresco accordo tra il direttore generale Montaguti e Frati, prorettore e preside della facoltà di medicina. Ma anche dei tanti problemi da risolvere, come il rilancio dell’ospedale e la necessità di un impegno da parte del Governo per la realizzazione di un’Azienda integrata. Domenico Gramazio, capogruppo di An in Commissione sanità del senato e il consigliere regionale Tommaso Luzzi criticano pesantemente la «benedizione» di Bonanni, segretario generale della Cisl, al matrimonio tra Montaguti e Frati. «L’assemblea di oggi - dichiara Luzzi - ha confermato che esisteva ed esiste un accordo trasversale tra i due. Troviamo anche anomalo che Montaguti non abbia spiegato i motivi del suo allontanamento da un’altra struttura aziendale. Inoltre, come mai è stata assunta anche sua moglie nella stessa azienda in cui è in carica come direttore generale?».
Il senatore Andrea Augello (An) rincara la dose: «Trovo sorprendente che nessuno abbia pensato di firmare una lettera di dimissioni dopo quello che è successo all’Umberto I in quest’ultime settimane». Più diplomatico è il punto di vista del capogruppo regionale di Forza Italia, Alfredo Pallone. «La Regione deve aprire un’inchiesta sull’Umberto I, o attraverso una commissione temporanea o in seno alla commissione speciale sulla riforma del sistema sanitario. Il Policlinico Umberto I è uno degli ospedali più importanti del nostro Paese. È necessario che il presidente Marrazzo si metta una mano sulla coscienza, tutelando l’immagine della sanità pubblica. I medici si trovano a lavorare in un clima di assedio mediatico e non è giusto che non venga spesa una buona parola nei confronti di professionisti».
Il direttore del Policlinico Montaguti ha capito il clima poco sereno che stava prendendo l’assemblea, che è stata interrotta diverse volte dai rappresentanti dei Cobas e ha annunciato una riduzione numerica del numero dei primari da 204 a 164. «Ognuno di noi ha delle responsabilità, ma nessuno di noi può chiamarsi fuori di fronte ai problemi».